segnali preoccupanti

La denuncia del senatore Marcucci: "Il Partito Democratico non ha donne candidate. Pensavo Letta agisse meglio"

Gaetano Mineo

Vuole «un segno di vitalità» dal Pd. Come è anche critico sul fatto che per le amministrative, non c'è una donna Dem candidata alle primarie. Ma Andrea Marcucci ha un sogno nel cassetto, il ritorno al Nazareno di Renzi, Bersani, Speranza e Calenda. Sull'alleanza Pd-M5s, invece, il senatore dem non vede nulla di buono «se continuerà ad essere calata dall'alto».

Senatore Marcucci, cosa emerge da questa direzione?
«La direzione mi pare abbia registrato posizioni non unanimi, segno di un partito che continua ad appassionarsi e a discutere. Tra le tante preoccupazioni che gli ho sottolineato, la mancanza di un segno di vitalità».

  

Come sintetizza i primi due mesi della segreteria Letta?
«Su questi primi due mesi, naturalmente sospendo il giudizio, potremo iniziare a valutare con più fatti dopo le elezioni amministrative. Una cosa mi sento di dire: il Pd deve avere più coraggio sull'economia, sui ristori, sugli aiuti alle imprese, sulla necessità assoluta di rimettere in piedi il nostro sistema industriale e le nostre aziende produttive. A volte sembriamo troppo timidi o troppo concentrati su altre questioni».

 

 

Lo ius soli non è certo nell'agenda di questo governo. Eppure, Letta, nonostante pandemia e Italia in ginocchio, l'ha rilanciato a poche ore dalla sua elezione.
«Intanto le rispondo che io sono favorevole allo ius culturae, fin dalla scorsa legislatura, quindi in linea di massima condivido le cose che dice Letta su questo tema. Proporlo in modo identitario però, quando chiaramente non c'è una maggioranza parlamentare sufficiente, rischia solo di allontanare la concretizzazione di questa proposta».

A Roma, il sigillo di Conte sulla candidatura Raggi ha spiazzato il Pd. Calenda riceve l'appoggio di Renzi. E così Gualtieri rischia di restare ai nastri di partenza.
«La gestione di queste settimane non è stata tra le più felici, ed ha rischiato di indebolire Gualtieri, che invece è un buon candidato. Le alleanze vanno decise sul territorio, a Roma era evidente fin da subito che non c'erano le condizioni per una alleanza con i 5 Stelle. Tuttavia, ho molto apprezzato la disponibilità di Calenda per il secondo turno, una disponibilità che il Pd dovrebbe raccogliere subito».

Letta vuole il ddl Zan così com'è. Lei e altri parlamentari, invece, volete un testo più condiviso.
«Lo Zan presenta incongruenze evidenti, ma va approvato perché interviene su argomenti sensibili. Io sono ancora favorevole a tentare l'aula subito, perché va fermato il tentativo dilatorio della Lega, che vuole allungare i tempi, per bocciare il disegno di legge. Una cosa il Pd non può fare: denigrare il dissenso. Ho sentito da colleghi cattolici, da tanti illustri giuristi, da femministe, obiezioni sensate, che meritano di essere prese in considerazione e rispettate. Chi vuole modifiche allo Zan non è omofobo».

 

 

Letta sembra più ostinato di Zingaretti sull'alleanza con M5s. Per il Pd è così indispensabile?
«Se l'alleanza continuerà ad essere calata dall'alto, non prevedo ottimi risultati. Alle amministrative serve una coesione seria, programmi condivisi, un'idea simile del territorio. A livello nazionale, mi sembra che il M5s stia attraversando una fase particolarmente confusa, vedremo alla fine che M5s ne verrà fuori su temi fondamentali quali la giustizia e le grandi opere. Inoltre, io sono tra coloro che spinge per un proporzionale con soglia alta, quindi nessuna alleanza preventiva».

Gli ultimi sondaggi vedono FdI superare il Pd. Che sensazione le fa questo «sorpasso»?
«Ho visto in effetti negli ulti mi giorni sondaggi molto preoccupanti. Ed è per questo che serve uno scatto immediato, un Pd più coraggioso ad affrontare i problemi economici del Paese e dei lavoratori, più propulsore di idee, spunti e proposte, ed ancora più attento a definire la propria idea che ad aspettare quelle altrui».

Il Pd non sembra proprio messo bene per le amministrative. Addirittura a Bologna, il segretario cittadino Dem appoggerebbe la candidata di Renzi.
«Isabella Conti è una candidata civica ed un'ottima amministratrice, in più è appoggiata da un folto gruppo di sostenitori del Pd, per la precisione. Inoltre è l'unica donna che può diventare candidata sindaca. Zero donne a Roma, zero a Torino, zero altrove. Anche sul tema della parità di genere, il Pd non sta facendo passi da gigante. Ed io me ne dispiaccio per davvero, avevo capito dalle prime mosse del segretario che le intenzioni fossero ben altre».

È auspicabile un ricongiungimento tra Letta e Renzi? E un rientro di Bersani e Speranza nel Pd?
«È il mio sogno, io sono un fondatore del Pd, che è un partito nato con la vocazione maggioritaria. Quindi sicuramente nel Pd vorrei che tornassero Renzi, Bersani, Speranza e Calenda. Per dirla tutta, io voglio che torni la stagione di un Pd inclusivo, di un Pd forte, in grado di riassorbire tutte le scissioni che abbiamo subito».