la crisi economica

"Cancellare le cartelle sotto i 5mila euro". Salvini sfida Franco (e Draghi)

Per dare sollievo ai contribuenti italiani devastanti dall'emergenza Coronavirus non basta "congelare" le scadenze fiscali. Ma occorre cancellare del tutto i procedimenti avviati per le sofferenze nei confronti dell'erario. E' la battaglia del leader della Lega Matteo Salvini, che ha ribadito la sua posizione sulla politica fiscale dal proprio profilo Twitter. «Non solo proroga degli invii ma vera pace fiscale, con cancellazione delle cartelle sotto i 5.000 euro: è la soluzione prospettata per restituire vita e lavoro a milioni di famiglie e piccole imprese. La Lega è al lavoro con l’intero governo per dare risposte rapide e concrete».

  

La questione è spinosa. Proprio domani, infatti, scadrà la proroga dell'invio delle cartelle fiscali e il governo in queste ore è al lavoro per individuare una soluzione che non "presenti il conto" della crisi all'improvviso ai cittadini. Soluzione che dovrebbe arrivare nell'ormai imminente decreto Ristori 5. Le indiscrezioni finora emerse svelano che l'esecutivo ha in programma di lavorare su due binari. Da un lato, prorogare le rate di chi ha aderito alle varie rottamazioni, dall'altro cominciare a inviare le altre cartelle ma facendolo in modo molto scaglionato, per non pesare eccessivamente su un'economia che ha un disperato bisogno di rialzarsi.

Questa soluzione, però, non sembra piacere al leader della Lega. Che al contrario invoca una totale cancellazione delle cartelle sotto i 5mila euro per inaugurare una vera pace fiscale. Il capo del Carroccio dovrà vedersele tanto con il ministero dell'Economia, alle prese con risorse comunque limitate, tanto con Palazzo Chigi.

Al momento di pronunciare il discorso con cui ha chiesto la fiducia in Parlamento, infatti, Mario Draghi ha detto che gli aiuti sarebbero diventati "selettivi". Sostenendo cioè soprattutto chi ha possibilità di superare la crisi e non chi era già in difficoltà prima del Coronavirus. Il braccio di ferro è aperto. L'ennesimo - in poche settimane - di questa strana e variegata maggioranza.