Imprese, corruzione, appalti: ecco la replica di Draghi alla Camera

Ecco la replica del Presidente del Consiglio, Mario Draghi alla Camera dei deputati oggi pomeriggio 18 febbraio:

Buonasera, ho ascoltato con grande interesse il dibattito di oggi e ne ho tratto molti spunti. Cercherò di rispondere al maggior numero dei punti rilevati, ma alcuni erano già stati trattati nell’intervento di ieri, o nella replica, quindi credo che quelli che enumererò dovrebbero coprire gran parte degli interventi odierni.
Un primo punto riguarda cosa fare con le piccole e medie imprese. In merito vi sono tre aspetti: uno è l’emergenza, un altro riguarda la preparazione delle piccole medie imprese per la ripartenza, quando la pandemia comincerà ad attenuarsi. E poi sono stati sollevati due o tre esempi di tutele specifiche per le piccole medie imprese italiane. 
Sul primo aspetto, cioè l’emergenza, quel che è stato fatto da noi ricalca abbastanza bene e da vicino ciò che è stato fatto in altri paesi europei, almeno dal punto di vista qualitativo. Per il secondo aspetto, la questione è un pochino più di medio periodo e questo comporta e incrocia internazionalizzazione, accesso al capitale, investimenti, allo scopo di rafforzare la nostra manifattura e renderla più competitiva. La strada è quella di sostenere il processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, di potenziare il credito di imposta per gli investimenti, ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno e anche quello per le spese di consulenza relative alla quotazione delle piccole e medie imprese. Dobbiamo estendere a queste e rendere facilmente fruibile il piano nazionale della Transizione 4.0, per favorire e accompagnare le imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale. Il terzo punto riguarda tutele specifiche, la tutela del made in Italy e la tutela contro la concorrenza sleale che le piccole e medie imprese possono dover affrontare. Qui vi dico subito che l’impegno del Governo è totale.
Un secondo punto riguarda la corruzione. Un Paese capace di attrarre investitori, anche internazionali, deve difendersi dai fenomeni corruttivi. Rappresentano un pericolo di ingerenza criminale, anche da parte delle mafie, e un fattore disincentivante sul piano economico per gli effetti depressivi sulla competitività e la libera concorrenza. Nella replica di ieri, a proposito dello sviluppo nel Mezzogiorno, ho detto: sì, certo, c’è il credito d’imposta, ma la prima cosa è assicurare legalità e sicurezza. Gli altri strumenti si possono usare, si devono usare, ma se manca quella base.. 
Con riguardo al settore degli appalti pubblici, tradizionalmente sensibili al tema della trasparenza delle procedure e della corretta selezione degli operatori, centrale è il ruolo dell’Anac, anche per i suoi compiti di vigilanza collaborativa con le amministrazioni pubbliche. Una delle chiavi per combattere la diffusione della corruzione è rappresentata dai presidi di prevenzione. Ovvero da quegli strumenti anche di natura pattizia con cui si fa schermo ai tentativi di interferenza illecita esercitata a fini corruttivi. Tuttavia molto resta da fare in vista della prevenzione, oggi perseguita attraverso strumenti e meccanismi di carattere ancora troppo formali. Questi meccanismi impegnano pubblici funzionari, cittadini e imprese in numerosi adempimenti che sottraggono tempo e rendono meno efficace l’azione amministrativa, finendo così per alimentare più che prevenire fenomeni di illegalità. Qui la semplificazione avrebbe una funzione anti-corruttiva. Dobbiamo spostare l’asse degli interventi su un piano più sostanziale, puntando sui due cardini di un’efficace politica di prevenzione, trasparenza e semplificazione. La trasparenza della pubblica amministrazione è il presupposto logico. I cittadini devono poter far sentire la loro voce. E’ la base per la responsabilità. Quindi accesso alle informazioni, siano essi dati quantitativi o qualitativi. Questo consente ai cittadini di analizzare l’attività e i processi decisionali pubblici. Il tutto in un virtuoso rapporto di collaborazione tra istituzioni e collettività amministrate, che veda rispettato il principio del coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle scelte e riesca ad alimentare e consolidare la fiducia nelle istituzioni, ma anche il necessario controllo sociale.