doccia fredda

Mario Draghi prepara la fase due e gela i partiti sul Recovery Fund

Alberto Di Majo e Pierpaolo La Rosa

Non ha parlato molto Mario Draghi. Nei primi due giorni dedicati alle consultazioni, il premier incaricato ha preferito «ascoltare». L'ha detto a tune le delegazioni delle forze politiche che ha incontrato. Ha preso appunti, parecchi. Ha assicurato l'impegno a confrontarsi e a costuire un governo politico. Il primo giro di consultazioni finirà oggi con la Lega e il M5S. Poi Draghi rifletterà, lunedì le parti socialiemartedì darà avvio a un breve secondo giro di confronti in cui comincerà a mettere l'agenda nero su bianco. Per ora si è limitato a ribadire le emergenze del Paese e ha assicurato che punta a lavorare sodo anche se, avrebbe precisato, «la ripresa sarà lenta».

C'è molto da fare, insomma, per usare al meglio il Recovery Plan, con l'obiettivo di dare all'Italia più opportunità e meno assistenzialismo. Oggi toccherà a Beppe Grillo, che fino a pochi anni fa sul suo blog criticava l'allora presiden te della Bce. Era il 2017 e il post, firmato da Elio Lannutti, oggi senatore del M5S e a quel tempo presidente dell'Adusbef, era intitolato: «Comanda il popolo non Draghi». Nel mirino c'erano «lo strozzinaggio europeo» e «il dominio delle banche». Sono cambiati i tempi, non c'dubbio, e anche i 5 Stelle si preparano a sostenere l'esecutivo guidato da Draghi. Non c'scelta, nonostante le perplessità di una parte del MoVimento.

  

Anche se resta l'idea di far esprimere gli iscritti. Chissà se anche Grillo questa mattina avrà la stessa impressione di quelli che hanno incontrato ieri Draghi. Pur non avendo mostrato grande confidenza (solo con Matteo Renzi ha scambiato qualche battuta in più), tutti lo hanno descritto come una persona umile e con i piedi per terra, consapevole delle difficoltà della vita di tutti i giorni. Ecco, poi, emergere la visione, la strategia dell'ex numero uno di Bankitalia, secondo cui - stando almeno a quanto raccontato da chi lo ha visto in questi giorni - non occorre perdere l'occasione del momento storico che viviamo per arrivare preferibilmente ad un bilancio comune europeo. Sempre a proposito dell'Ue: il premier incaricato non ha mancato di sottolineare come le risorse del Recovery plan non debbano essere in alcun modo considerate come soldi da utilizzare a fondo perduto ma debbano semmai essere investite per creare finalmente posti di lavoro. L'occupazione, insomma, è uno dei terni alcen to della futura agenda politico - programmatica di Draghi.

Tra le sue preoccupazioni, inoltre, secondo quanto narrato da chi ha potuto interloquire con lui, c'è quella di rispondere ad un malessere sociale sempre più crescente, pressante, e la necessità di incrementare il piano vaccinazioni per contrastare il Covid 19, contenendo in questo modo la crisi sanitaria ed economica. Per il momento Draghi non avrebbe parlato di possibili approdi politici, di coalizioni, di future maggioranze parlamentari, concentrandosi piuttosto sui contenuti, sugli argomenti concreti. Alla fine della giornata il premier incaricato ha incassato il sostegno di Forza Italia e di Italia viva. Sorridente soprattutto Matteo Renzi che ha parlato di «una ventata di credibilità e fiducia nel Paese», definendo Draghi «una polizza assicurativa per i nostri figli e nipoti».

Quanto al Pd, il segretario Nicola Zingaretti garantisce «piena disponibilità» a Mario Draghi, smarcandosi però dalla Lega e chiedendo una maggioranza «ampia ma quanto più possibile omogenea». rappresenterebbe l'assolvimento del mandato conferito alla Bce dal Trattato Ue per il mantenimento della stabilità dei prezzi: l'unica missione che ha l'Istituto. Insomma, pur con oggettivi limiti e, dunque, condividendo l'esigenza di aderire a necessarie mediazioni, bisogna augurarsi, al punto in cui siamo arrivati, che l'opera di Draghi abbia successo, ma senza pensare di superare tutte le difficoltà sol perché si sarebbe nelle mani di un taumaturgo. Se così ci si dovesse illudere, la durezza deifatti provvederà a una rapida disillusione.