35 morti e 22 mila contagiati

Medici e infermieri, eroi indifesi contro il Covid

Franco Bechis

In meno di due mesi si sono contagiati 22.214 medici e infermieri, una piccola città. E 35 di loro hanno perso la vita per questo motivo. Due cifre secche che mostrano forse più di mille altre come anche nella seconda ondata del virus non abbia fatto nulla di quello che doveva lo Stato italiano.

Metto dentro tutti: il governo di Giuseppe Conte, il commissario all’emergenza sanitaria Domenico Arcuri, i presidenti delle Regioni italiane e i loro assessori alla Sanità. Ognuno di loro ha la sua colpa grave per avere lasciato ancora una volta non adeguatamente protetta davanti al coronavirus la prima linea degli italiani al fronte: quella degli operatori sanitari. Un esercito di contagiati, che purtroppo sta crescendo esponenzialmente: è grande come una cittadina di provincia, che si somma ai 31.062 che avevano già subito i morsi del Covid 19 da febbraio a settembre. Hanno preso quasi tutti il virus facendo il proprio dovere sul posto di lavoro: in quei 22.214 c’è personale ospedaliero, ci sono medici di base, ci sono operatori delle ambulanze, tutti dipendenti dal sistema sanitario pubblico.

  

Siccome conosco già la prima linea di difesa delle istituzioni, che sempre gettano la colpa sui cittadini per non assumere la propria responsabilità, preciso che i dati appartengono ai bollettini di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità che non identifica i luoghi del contagio, ma visto che il picco di crescita del virus fra gli operatori sanitari è stato fra i 50 e i 59 anni e fra i 40 e i 49 anni, ritengo improbabile che la causa della diffusione del contagio possa essere nella loro passione smodata per la movida. Negli ultimi giorni per altro abbiamo visto grandi reportage televisivi come quelli di Piazza Pulita a Napoli e Cagliari che hanno ampiamente dimostrato il livello di assoluta disorganizzazione degli ospedali e l’assenza di protezioni adeguate sia per il personale sanitario che per i poveri malati lì sballottati.

Bello chiamare eroi i medici e gli infermieri, ma criminale averli lasciati al fronte a mani nude a marzo e avere ripetuto sostanzialmente lo stesso errore oggi. Perché gli eroi dalle nostre istituzioni vengono trattati così: una medaglietta, un encomio che non costa, due euro al giorno di premio come avverrà da gennaio con gli infermieri, e poi chissenefrega: tutti al fronte senza armi e senza armatura. Se la cavi il più fortunato.

A marzo erano tutti a mani nude perché Conte e il suo ministro Roberto Speranza avevano dichiarato lo stato di emergenza un mese prima ma poi non avevano fatto nulla per riempire gli arsenali come era necessario con la guerra imminente. Ora qualcosa in più c’è. Ma non basta, è evidente. Arcuri si è occupato molto delle forniture della scuola, un po’ meno di quelle per la sanità. Mascherine Ffp2 e Ffp3 che servono a medici e infermieri come base per il loro lavoro non sono al primo posto dei contratti stipulati in questi mesi. L’ultimo è del 3 novembre per 500 mila pezzi di Ffp2 fornite da Blss srl. Quello precedente risaliva al 24 settembre, con Gvs spa: 2 milioni di pezzi.

Ma chi lavora in ospedale deve usarne una così al massimo ogni 3-4 ore (dipende dalle funzioni e dal reparto) e secondo le indicazioni non contenute nella manualistica, ma ben note alle direzioni sanitarie per assicurare una protezione realistica bisogna indossarne due una sopra l’altra: sotto una chirurgica, sopra una Ffp2 o meglio una Ffp3 a proteggersi. Poi bisognerebbe avere percorsi chiari nei nosocomi, e appena è salito il numero dei pazienti, questi in realtà non ci sono più. E ovviamente spogliatoi adeguati per vestirsi e svestirsi in sicurezza oltre che procedure rigide per lo smaltimento dei materiali. E non è così in gran parte d'Italia.

Avere migliaia di infermieri e medici contagiati significa per altro non averli dove servono per almeno due settimane quando va bene, e in una situazione in cui servirebbero migliaia di medici e infermieri in più è semplicemente pazzesco che non si siano adeguatamente protetti quelli che almeno erano in servizio. Oggi si spera che i vari piccoli e grandi lockdown territoriali contribuiscano a calmare lo stress che stanno vivendo oggi le terapie intensive e la semplice rete ospedaliera. Passando attraverso ancora una volta a una strage che conta e conterà migliaia di morti, l’assedio si calmerà. Ma probabilmente si tornerà nella stessa situazione entro poche settimane dalle riaperture natalizie. E ancora una volta non ci si sta preparando, usando in modo altrettanto criminale le poche risorse finanziarie che sono a disposizione, come tragicamente si vede nella nuova legge di Bilancio. Non smetteremo di chiedergliene conto.