il conto della crisi

Coi nuovi lockdown serve il ristori ter. Governo in tilt, dove prende i soldi

Filippo Caleri

Cresce senza sosta il conto della crisi del Covid. Le nuove ordinanza che potrebbero far passare presto alcune regioni nelle fasce più alte di colore (arancione e rosso) fanno aumentare il costo dei ristori. I governatori delle regioni del Nord (Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) hanno già iniziato a battere cassa per le restrizioni in arrivo. E l’esecutivo è già all’opera per rimpinguare il tesoretto degli indennizzi. Così un decreto ristori terza edizione viene considerato inevitabile così come un nuovo scostamento di bilancio, che secondo alcuni potrebbe essere di 20 miliardi o addirittura sfiorare i 30 miliardi di deficit ulteriore per il 2021. E proprio sul deficit potrebbe iniziare il dialogo tra maggioranza e opposizione sempre richiesto da ambo le parti e mai iniziato. Ma che ora potrebbe portare a una legge di bilancio condivisa.

L’occasione per testare la convergenza potrebbe essere una megaconferenza dei capigruppo allargata a tutti i presidenti di Camera e Senato. La linea comune che deve essere condivisa giocoforza da tutti passa per la garanzia di dare aiuti a tutti coloro che con la crescita dei contagi sono costretti a chiudere. Le risorse aggiuntive potrebbero essere trovate nel bilancio dove ci sono risorse impegnate ma non spese che potrebbero essere usate per i nuovi indennizzi. Raschiando il barile si potrebbe arrivare anche a due miliardi. Non è chiaro se basteranno e non solo perché le chiusure sono di nuovo dietro l’angolo. Ma anche perché cresce il pressing per estendere i ristori già disposti con i primi due decreti. In Senato uno dei due relatori, il 5S Vincenzo Presutto, ha già chiesto di pensare alle "filiere e cali di fatturato" e non solo a chi subisce perdite perché toccato direttamente dagli ultimi Dpcm.

  

Intanto il Parlamento attende la Manovra. Tra pochi giorni, il 18 novembre, sarà passato un mese da quando la legge di bilancio 2021 è stata approvata dal Consiglio dei ministri, ma del testo in parlamento ancora non c’è traccia. Le riunioni che si stanno susseguendo, anche in questi giorni, indicano che il provvedimento non è ancora stato chiuso. Negli ultimi 10 anni 9 manovre sono approdate alle Camere entro il mese di ottobre e solo in un caso, lo scorso anno, si è dovuto aspettare fino al 2 novembre