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Il Dpcm sulle zone rosse spacca governo e Regioni. Il ministro Speranza: "Governatori ignorano gravità"

Lo scontro sul nuovo Dpcm continua. Tra enti locali e Stato centrale nessuno vuole porgere l'altra guancia, così il fuoco di fila di dichiarazioni incrociate prosegue e raggiunge pericolosamente il livello di guardia. Tanto che a intervenire nel dibattito è direttamente il ministro della Salute, Roberto Speranza, con un messaggio diretto ai governatori: "È surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori", tuona. Non senza lasciare in calce un appello a "unità e responsabilità, non polemiche inutili".

Non la prendono benissimo, però, i presidenti di Regione. Come prevedibile, sono soprattutto quelli delle zone dichiarate 'Rosse' dall'ordinanza del ministro ad alzare il tiro. Calabria in testa: "Impugneremo il provvedimento", annuncia il presidente facente funzioni, Nino Spirlì, infuriato per la decisione del governo sulla sua Regione, che "non merita un isolamento che rischia di esserle fatale". Non si rassegna nemmeno Alberto Cirio, che chiede una revisione alla luce dei nuovi dati sui contagi inviati a Roma: "Non credo di poter chiedere alle attività piemontesi di chiudere quando magari la sera accendono la televisione e vedono che altre Regioni d'Italia con situazioni gravi e difficili come la nostra riescono a continuare a condurre una vita normale". Sulla stessa lunghezza d'onda è anche Attilio Fontana, ancora indolenzito dallo "schiaffo" ricevuto dall'esecutivo. "Agli imprenditori, che subiranno un altro duro colpo dal lockdown, garantisco che non arretrerò di un passo finché il governo non avrà erogato le risorse promesse ed effettuato i ristori". Il decreto-bis con i fondi aggiuntivi dovrebbe essere in Consiglio dei ministri già domani.

  

Una presa di posizione che fa saltare la mosca al naso a Luigi Di Maio: "Ormai la pandemia è un terreno di scontro politico, è inaccettabile", sbotta il ministro degli Esteri. Che rincara la dose: "Siamo in un'emergenza che non ha precedenti nella storia e c'è chi si sente un proconsole invece che un presidente di Regione, è uno spettacolo indecoroso". Più soft, ma non meno efficace è l'intervento di Francesco Boccia: "Speranza non è solo, sotto la sua firma c'è quella di tutto il governo", chiarisce il ministro degli Affari regionali. Che lancia un monito: "Siamo in piena fase di convivenza col virus, non possiamo permetterci divisioni". Ma anche i Comuni non sono pienamente soddisfatti.

Domani, intanto, il ministro della Salute sarà alla Camera per un'informativa invocata a gran voce dalle opposizioni. Lega, Forza Italia e FdI chiederanno conto dei criteri scientifici per la valutazione delle aree di rischio, ma soprattutto di conoscere verbali e pareri del Cts. Allo scontro politico, però, non si sottrae la maggioranza. "Non deve esserci sospetto di discriminazione politica sulle scelte del Governo, perché né la malattia né la salute hanno colore politico", twitta il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio. Mentre il presidente dei deputati di Leu, Federico Fornaro, sottolinea che "in una fase così complessa e difficile della pandemia servirebbe altro: una leale collaborazione tra le istituzioni", senza "alimentare sospetti e conseguenti campagne d'odio". In linea anche il pentastellato Davide Crippa, che invita i governatori ad essere "responsabili" e a "smetterla con le strumentalizzazioni politiche di qualsiasi provvedimento" in una fase in cui "occorre lavorare, tutti insieme, unendo gli sforzi, per risolvere questa critica e, in alcuni casi, drammatica situazione sanitaria". La partita è decisamente aperta, e ancora tutta da giocare.