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Conte-Zelig: sul Mes ci ha già ripensato. Così lo inchioda la Meloni

Un no che il giorno dopo diventa nì. La diatriba del Mes in maggioranza ha conosciuto oggi una nuova puntata. Dopo aver escluso il ricorso al fondo Salva Stati nella diretta televisiva di ieri, il premier Giuseppe Conte sembra averci nuovamente ripensato. Oggi, infatti, presentando la manovra, ha usato parole molto più caute. «Sul Mes io ieri non ho detto faremo così o faremo così, ho chiarito le ragioni per cui in questo momento il Mes non può essere la panacea e la risoluzione di tutti i nostri problemi collegati alla recessione economica. Avendo risposto a una domanda non significa che la questione del Mes è risolta ieri in conferenza stampa, ci sono le sedi opportune per discutere di politica economica sociale del governo e quindi sicuramente ci sarà l’opportunità per parlarne nelle sedi opportune».

Una retromarcia che sarebbe dovuta all'insurrezione del Partito democratico per lo stop al Mes pronunciato dal premier senza prima passare da un dibattito in Consiglio dei ministri. In ogni caso, la frenata di Conte è stata sottolineata da Fratelli d'Italia: "In meno di 24 ore dopo i malumori del Pd il premier fa retromarcia e il granitico no diventa un fragile ’nì’. È ormai chiaro a tutti che il Mes è inutile alla nostra nazione e serve solo al Pd per ribadire la sua sottomissione a chi vuole mettere il cappio al collo all’Italia" attacca Giorgia Meloni.

  

Sulla stessa lunghezaz d'onda il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida: "Conte smentisce Di Battista ma soprattutto se stesso... Un trasformista che dà ragione all’ultima persona con la quale parla. Ieri sembrava aver chiuso nei contenuti la vicenda Mes e oggi riapre la questione. Un uomo così non può avere nelle mani il destino degli italiani".