il caso a ciampino

Lady Franceschini fa la guerra nel nome di Nenni e Pasolini

Francesco Storace

Madame Franceschini alla guerra come mai si era visto. Scatenata contro Daniela Ballico, sindaco di Ciampino, per questioni di nomi. Non in lista, ma alla memoria.

Non è solo una storia di paese, che nel caso di Ciampino sarebbe anche riduttivo, ma la guerra di Michela De Biase, consigliere regionale e consorte del ministro dei beni culturali, è davvero incredibile.

  

Da ieri, sul sito del consiglio regionale del Lazio, compare il testo di una mozione abbastanza inconsueta. Tra l’altro datata 28 ottobre, che sembra una vendetta della storia visto che ancora deve arrivare.

A Ciampino un consigliere di maggioranza, Di Luca, esponente della Lega, ha rappresentato la volontà di proporre al sindaco il cambio di nome a cui è intitolata la biblioteca (Pier Paolo Pasolini) e l’aula consiliare (Pietro Nenni). Apriti cielo, si sono scatenati i soliti noti per starnazzare contro quella che non è una decisione, ma la volontà di discuterne.

Il perché è presto detto: la sinistra che ha governato per decenni il comune alle porte della Capitale, se n’è fregata sia di Pasolini che di Nenni. Sono 15 anni che la biblioteca è inagibile ed è stata trasferita in un locale poco adeguato accanto a quello che ospita il consiglio comunale. E 15 anni fa stava nella cantina sociale: tanti soldi sono stati spesi per gli scavi di un parcheggio mai aperto e per lo scheletro del complesso dell’ex cantina sociale. Dove sono stati terminati solo i locali che ospitano il comune.

Tutto il complesso è costato più di 10 milioni di euro e non sono riusciti a finire il teatro, la biblioteca, il parcheggio da 250 posti auto, la sala multimediale, la piazza di accesso. Non certo uno scherzo, ma uno sperpero senza risultati.

Una sede nuova potrebbe magari comportare un nuovo nome, peraltro mai deciso. La De Biase non ci sta e verga la mozione per impegnare “il presidente della regione Lazio” – povero Zingaretti, non avesse nulla da fare – “affinche’“sia scongiurato qualsiasi tentativo di cambiamento dell’intitolazione dell’aula consiliare e della biblioteca comunale”.

Gustoso. E quali sarebbero i poteri del governatore? Si fa prestare da De Luca il campano il lanciafiamme per abbattere sindaco e giunta comunale di Ciampino? Ma conosce, questa consigliera regionale, le competenze dei comuni o le ha dimenticate nel salto dal Campidoglio alla Pisana?

Raggiungiamo Daniela Ballico, che non si nasconde di fronte al cancan scatenato dalla De Biase. E a parte il fatto che una decisione dovrà essere presa quando sarà il momento “e ora abbiamo ben altri problemi”, una cosa all’esponente del Pd gliela manda a dire: “Se ci fa avere i milioni di euro buttati dal Pd per la biblioteca trasferita ‘provvisoriamente’ la intitoliamo pure a suo marito il ministro”. E semmai al sindaco piacerebbe sapere “quando verrà il tempo”, e che cosa ne penserà la compagna de Biase, “se non sia venuto il momento di intitolare opere importanti a nomi di grandi donne della storia e della cultura a partire da Oriana Fallaci”.

In realtà è la solita gazzarra inscenata da una sinistra che non ha più nulla da dire. Perché se Pier Paolo Pasolini ebbe legami con la città come insegnante di materie letterarie, non si capisce che c’entri Pietro Nenni con Ciampino.

Nell’attuale “biblioteca” non c’è neppure il wifi per chi voglia frequentarla. E nel trasferimento della vecchia sede, chi amministrava la città perse per strada persino scritti autentici di Pasolini e cimeli di alto valore culturale.

Ora parlano, dopo essersene dimenticati. Domani ci sarà persino un sit-in dell’estrema sinistra sotto al Comune, a dimostrazione che non hanno davvero nulla da fare. Eppure, dice la Ballico, “di problemi ne abbiamo assai. Sit in per i licenziamenti in corso o per i problemi dei nostri ragazzi a scuola non ci capita di vederne”.

Già, forse madame Franceschini non se ne è accorta. Quello che interessa è solo la canizza. E chissà quante volte ci è stata nei luoghi di cui parla con tanto ardore degno di ben altra causa. Tutto questo casino per appena 260 voti di preferenza nella lista del Pd… Il consigliere caduto sotto i suoi fulmini, il leghista Gianfranco Di Luca, 456 alle comunali, quasi il doppio. Conviene tacere, signora.