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Scoppia la guerra delle mascherine e le imprese italiane ci rimettono

La telenovela delle mascherine sta facendo anche infuriare i produttori italiani, quelli “veri”. Non le aziende di lampadine care a Nicola Zingaretti, ma quelle che si sono messe a lavorare seriamente sul prodotto e che si vedono sbattere la porta in faccia dal governo. 

Accade che si possano mettere sul mercato decine di milioni di dispositivi di protezione da parte di aziende che sono leader nel mercato europeo. Ma a quanto si apprende negli ambienti del sistema confindustria, da parte di Palazzo Chigi e dei ministeri “competenti” si sceglie una strada che rischia di distruggere le aziende nazionali.

  

Da una parte le imprese che hanno potenziato la propria capacità produttiva o riconvertito le produzioni investendo in Italia, non ricevendo ordinativi ed indicazioni dalle Autorità nazionali, sono costrette a guardare proprio al mercato estero per rientrare degli investimenti. Nonostante questo continuano ad essere ammessi prodotti in deroga alle normative vigenti e non marcati CE in molti casi non idonei a fronteggiare l’emergenza. Insomma, la Cina è più vicina.

Questa situazione paradossale è stata anche oggetto di recenti interrogazioni parlamentari presentate dagli azzurri Rizzotti e Siclari al Senato e Gelmini per Forza Italia e da Caparvi per la Lega alla Camera.

Proprio la Gelmini denuncia che “le imprese trovano grandi difficoltà a vendere le proprie mascherine, perché sul mercato nazionale la concorrenza è sleale. Numerosi articoli di stampa hanno segnalato che gli importatori acquistano in Cina le mascherine a meno di 10 centesimi e le vendono sul mercato nazionale con certificati improbabili, sigle «CE» contraffatte e addirittura false dichiarazioni.

La produzione del falso si sta realizzando anche in Italia: nel giugno 2020, 13 titolari di ditte tessili cinesi sono stati arrestati in quanto nelle loro aziende, oltre ad essere impiegati immigrati irregolari, la produzione, come ha certificato l'istituto superiore di sanità, non era a norma. Anche “i Governi di Spagna e Repubblica Ceca – scrive la Gelmini - si sono anche lamentati del fatto che dapprima la Cina ha segretamente acquistato da loro ingenti quantità di attrezzature mediche e poi ha fornito e venduto attrezzature medicali difettose sotto forma di «aiuti umanitari». I Paesi europei a cui la Cina ha consegnato le proprie forniture comprendono Italia, Francia, Grecia, Serbia, Spagna e Bielorussia. La Cina «dona», ma più spesso vende, milioni di mascherine e forniture sanitarie in tutto il mondo, ma molti prodotti sono difettosi”.