I veri incendiari

Dalla Ferragni a Veltroni, avvoltoi e falsari di sinistra sul corpo di Willy

Franco Bechis

Se ti inventi il razzismo dove non c'è, allora sei tu ad accendere la fiamma dell'odio razziale. Se ti inventi il fascismo dove non esiste, allora sei tu che dai fuoco all'odio politico e sociale. E' esattamente quello che sta accadendo in questi giorni intorno all'orribile assassinio a Colleferro del povero Willy Monteiro Duarte.

Un delitto violento ed orribile, per cui gli inquirenti stanno faticosamente cercando di attribuire le singole responsabilità come è giusto e doveroso fare. Nell'ordinanza che convalida la custodia cautelare in carcere per i due fratelli Gabriele e Marco Bianchi e un loro amico e la custodia domiciliare per un quarto ragazzo del gruppo, quel che purtroppo è accaduto viene raccontato dagli inquirenti con minuzia di particolari. Non c'è un solo passaggio dell'ordinanza da cui si possa immaginare una questione razziale, né un delitto maturato in ambienti politici. Il colore della pelle di Willy non è un elemento di quella drammatica esecuzione, per altro avvenuta alle tre di notte in una zona non illuminata quando un gruppo di picchiatori professionisti ha tirato calci e pugni alla cieca in mezzo al gruppo di avversari. Altri amici di Willy hanno rimediato botte, ma se la sono cavata con pochi giorni di prognosi. Fra loro uno che chiamavano “il rugbysta”, praticando quello sport per cui ci vogliono fisici importanti in grado di assorbire colpi. A Willy forse già il primo colpo (un calcio) è stato forse fatale. Era un giovane coraggioso – un gigante in questo come dice la mamma- ma dal fisico asciutto come si vede dalle foto. In quel che è avvenuto c'è sicuramente uno stile di vita, una abitudine alla violenza, una rassegnazione impaurita alla prepotenza altrui che sono diffusi largamente fra i giovani nelle nostre città come nelle nostre province. Lo stile di vita era ben raccontato dai precedenti penali di entrambi i fratelli Bianchi, giustizieri della loro tribù che seminavano terrore in quei paesi e regolavano con i loro cazzotti e calci professionali imparati nei combattimenti di arti marziali, qualsiasi discussione e contesa. Uno stile che emerge dallo scarso turbamento provato durante gli stessi interrogatori in carcere, quando i fratelli hanno raccontato di essere stati quasi disturbati dagli amici del gruppo che li hanno chiamati in soccorso interrompendo quel che stavano facendo: “sesso” nei pressi del locale cimitero con tre ragazze di cui non conoscevano nemmeno il nome.

  

E' un affresco tragico di vita che ci è assai vicina anche se fingiamo di non vedere. Dove c'è violenza reale, assassina che si mischia a quella verbale che inonda i social e su cui si fa troppo spesso spallucce. I fratelli Bianchi in pochi giorni hanno decuplicato il numero dei seguaci sui social. Che sono arrivati lì per potere scrivere minacce anche violentissime sotto ogni loro post, pure quelli di tre anni fa, augurando a loro e a ogni loro familiare una fine atroce. Da chi chiede che gli infilino un palo da dietro nelle celle di Rebibbia, a chi copre di contumelie e minacce la madre, le fidanzate, la nipotina e chiunque della famiglia Bianchi. E' un'altra faccia della stessa medaglia.

Ma in tutto questo non c'entra nulla né il razzismo né il fascismo, come personaggi pubblici che non hanno letto un solo rigo di quelle carte investigative, hanno invece affermato o per tirare odiosamente l'acqua al proprio mulino politico, o per avere punti di popolarità lasciandosi andare ad affermazioni politicamente corrette. E' certamente quest'ultimo il caso dell'influencer Chiara Ferragni, che ha voluto sposare opinioni altrui sulla “cultura fascista” che avrebbe animato i fratelli Bianchi trascinandoli a questo barbaro assassinio. La realtà è amara, ma esiste e purtroppo per la Ferragni dice che non un solo tatuaggio, gesto, simbolo o frase di quei due fratelli ci porta a Benito Mussolini. I riferimenti culturali dei Bianchi erano invece il marito della Ferragni, Fedez che accompagnava ( con “Bimbi per strada”) ancora durante le ultime vacanze i loro balli in barca davanti all'isola di Palmarola, e molti rapper italiani e internazionali di cui ripetevano gesta, tatuaggi e parole senza forse nemmeno capirne troppo il senso. Oltre a Fedez adoravano il rapper italiano di origine ghanese e dalla pelle scura, Bello Figo come Emis Killa senza fare differenze.

Naturalmente nessuno di questi artisti ha alcuna responsabilità in quel che è accaduto, ma è un fatto che i fratelli Bianchi siano cresciuti non nella cultura fascista, ma in quella di questi rapper. 

Più grave che questa forzatura senza alcun elemento di verità sia stata fatta anche dal politico che ha fondato il Partito democratico, quel Walter Veltroni che ieri paragonava sul Corriere la tragica fine di Willy con quella di George Floyd ad opera del poliziotto americano che gli stringeva il ginocchio sul collo. Un paragone odioso e del tutto fantasioso che però si accompagna a tante altre dichiarazioni dello stesso tenore nella stessa area politica. Perfino a quelle di un membro del governo come Alessia Morani, non nuova a parole in libertà per avere un attimo di gloria. Sembra quasi che la sinistra italiana agogni un “Black lives matter” all'italiana per ritrovare un'anima che da tempo non ha più. Farlo inventandosi fatti e distorcendo la realtà, è oltre che insopportabile, anche pericoloso. Di più: è questo volo da avvoltoi sulla tragedia di Willy che davvero alimenta l'odio razzista e quello politico. Guardatevi allo specchio signori della sinistra prima di puntare il dito su altri.