il caso

Mascherine, ora Zingaretti rischia la beffa: la Ecotech porta la Regione davanti al Tar

Franco Bechis

A forza di non muovere un dito e fare finta che nulla sia accaduto sulla fornitura di mascherine fantasma alla sua Regione Lazio il governatore Nicola Zingaretti dopo il danno ora rischia anche la beffa. Come si ricorderà in piena emergenza Covid il Lazio anticipò la bellezza di 14 milioni di euro per la fornitura di 7,5 milioni di mascherine Ffp2 e Ffp3 per un valore complessivo di 35,8 milioni di euro.

A prendere quei soldi fu una strana azienda che mai aveva prodotto mascherine, come la Ecotech srl di Roma, nata nel 2014 iniziando un’attività di «commercio all'ingrosso di articoli per l'illuminazione e di materiale elettrico vario per uso domestico». A far compiere il passo falso della Regione Lazio che quei soldi sborsò sulla fiducia senza però ottenere le mascherine dovute c’era il fatto che i proprietari della Ecotech, Sergio Mondini ed Anna Perna, avevano assicurato di avere i canali giusti in Cina grazie al loro socio Hongyi Pan che effettivamente era nato nella antichissima città di Ningbo nella provincia dello Zhejiang. Ma evidentemente i canali non erano quelli giusti, perché di mascherine non si è vista l’ombra. Anzi, scoppiato lo scandalo prima Zingaretti ha scoperto che le garanzie (assicurazione) dell’azienda fornitrice erano fasulle, e poi dopo mesi ha provato a chiedere indietro almeno quell’anticipo erogato non si sa su quali basi, ottenendo indietro solo una piccola parte, tanto è che nelle casse regionali mancano ancora oltre 11 milioni di euro. Non sono certo la velocità nel difendere le proprie ragioni e la tutela dei soldi pubblici le caratteristiche principali della gestione regionale di Zingaretti, anzi. Ma ora si rischia proprio per quel motivo una beffa clamorosa. I vertici della Ecotech che risultavano irreperibili a ogni richiesta, prima di spiegazione dell’accaduto, e poi di restituzione dell’anticipo non andato a buon fine, hanno capovolto la vicenda, sostenendo davanti al Tar del Lazio che le vere vittime sarebbero loro, che il contratto firmato dalla Regione Lazio deve essere onorato fino all’ultimo centesimo pagando anche gli oltre 24 milioni di euro che mancano e addirittura si chiede al tribunale di accertare «i danni subiti e subendi da parte della società ricorrente a causa delle determinazioni assunte dalla Regione» guidata da Zingaretti. In un primo momento sembrava che Ecotech chiedesse al Tar di sospendere anche gli atti di revoca del loro contratto che sia pure tardivamente sono stati assunti dalla Regione Lazio, ma poi ha chiesto al tribunale amministrativo una decisione sul merito delle loro ragioni. E la richiesta non è stata respinta perché considerata irricevibile. Anzi, è stata fissata per la trattazione di merito dei tre ricorsi udienza pubblica per il 9 marzo 2021. Così ha deciso a metà luglio la sezione Prima quater del Tar del Lazio nel giudizio promosso per Ecotech dagli avvocati Andrea Abbamonte e Giorgio Quadri contro la Regione Lazio difesa dall'avvocato Rodolfo Murra e l'Agenzia di protezione civile del Lazio che invece ha scelto di non costituirsi e quindi di non farsi difendere. Un pezzettino di beffa c’è già stato, perché il Tar non avendo deciso chi fra Ecotech e Zingaretti abbia ragione, ha stabilito di compensare «fra le parti in causa le spese della presente fase di giudizio». Non si tratterà di gran soldi (la cifra non è indicata espressamente), ma intanto il costo di quelle mascherine mai ricevute è riuscito miracolosamente a lievitare un altro po’. Speriamo che il risultato finale non sia una clamorosa beffa per le finanze pubbliche quando nella prossima primavera arriverà la decisione di merito. Nel frattempo il caso politico e anche giudiziario proseguirà, perché su quella commessa sta indagando anche la procura di Roma che al momento è partita dall’ipotesi di una Regione parte lesa perché l'istituzione lo è, ma verranno approfondite anche le decisioni adottate da dirigenti e amministratori regionali che potrebbero anche loro avere leso le finanze pubbliche.

  

Sembra proprio che i soldi dei cittadini contribuenti siano la cosa che meno sta a cuore di chi amministra la Regione Lazio, a iniziare proprio da Zingaretti. Perché questa vicenda arriva dopo molte altre. Anche dopo una paralisi di oltre sei anni sul caso dei contributi pubblici usati dall'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, in modo del tutto difforme alle regole. La Corte dei Conti dal 2014 scrive a Zingaretti di recuperare il dovuto (somma minore del caso mascherine, ma comunque di rilievo: 275 mila euro), ma nessuno muove un dito per farlo. Tanto sono soldi dei cittadini e non loro, ed evidentemente possono essere buttati con allegria dalla finestra come così spesso capita nel Lazio.