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Giachetti sul Campidoglio: "II candidato per Roma? Calenda"

Fernando M. Magliaro

«Due messaggi devono essere estremamente chiari. Il primo: a Roma il problema non è Virginia Raggi ma i 5Stelle e chi propone accordi strutturali con loro per le comunali non potrà ricevere il nostro sostegno».
E il secondo?
«Il secondo è questo: se il Pd pensa per Roma di adottare il metodo del confronto come in Toscana, noi ci siamo. Ma se pensa di usare quello Puglia, con Emiliano da prendere o lasciare, o, peggio ancora, quello Liguria con la scelta di Ferruccio Sansa insieme ai 5Stelle, allora Italia Viva andrà per conto suo. E a Roma non siamo di certo irrilevanti».
Roberto Giachetti non le manda a dire. Già capo di gabinetto di Rutelli sindaco, deputato, vicepresidente della Camera, candidato Sindaco (contro la Raggi nel 2016) e per oltre un biennio piuttosto presente in Consiglio comunale, dopo aver lasciato il Pd e aver aderito a Italia Viva di Matteo Renzi, è un osservatore privilegiato di Roma.

 

  


Giachetti, a sinistra c’è la fuga da Roma?
«E non da oggi. Non è che nel 2016 fosse diverso. E l’alleanza con i 5Stelle non è certo delle ultime giornate».
In che senso?
«Io ero candidato sindaco e correvo contro la Raggi e intanto D’Alema raccoglieva i curricula per la composizione della Giunta grillina».
Guardi che lo scrivo...
«Lo deve scrivere. Qui il problema non è Virginia Raggi in sé. In questi cinque anni mica ha governato da Marte. Lei è il frutto di un blocco di potere. Chi oggi dice "sì ai 5Stelle ma no alla Raggi" sta prendendo in giro gli elettori».
Però non è che qui stiano fioccando le alternative. D’accordo che tutti prima aspettano l’esito delle Regionali, però i nomi fatti, David Sassoli ed Enrico Letta su tutti, hanno già detto un fermo "no grazie".
«Forse qualcuno nel Pd pensava e pensa che dopo il disastro dei 5Stelle a Palazzo Senatorio il prossimo sindaco ci venisse portato su un vassoio d’argento. Ma se non stanno attenti e non si muovono per tempo rischiano di passare la mano di nuovo al centrodestra».
Faccia un nome.
«Io credo che Carlo Calenda sarebbe perfetto: capacità ed esperienza di governo, sensibilità istituzionale, proveniente dal mondo delle imprese lui sarebbe il perfetto sindaco di Roma. Attenzione: il prossimo sindaco dovrà gestire il Giubileo del 2025».

 


Però Calenda riesce a litigare anche con Carlo e il Sindaco che avrebbe dovuto impostare il lavoro per il Giubileo era la Raggi.
«Sì, Calenda ha un carattere forte, ma è quello che serve a Roma. E sì, sarebbe spettato alla Raggi avviare i lavori per il Giubileo. Noi iniziammo nel 1993 a lavorare per quello del 2000, aprendo i cantieri fra il 1996 e il 1997».
Quindi siamo in un ritardo irrecuperabile?
«A Roma ci sono quanto meno problemi pratici quotidiani che da un decennio i Sindaci non hanno saputo affrontare: trasporti e mobilità, la manutenzione ordinaria dalle strade al verde alle scuole e, infine, i rifiuti. E non ho neanche preso ancora in considerazione gli investimenti».
Li prenda.
«La Raggi e i 5Stelle sono quelli che in nome della ordinarietà delle cose hanno detto no alle Olimpiadi, hanno distrutto il progetto Stadio della Roma e affossato praticamente tutte per grandi opere. Di fatto, abbiamo perduto un quinquennio pieno: nel 2021 è come se Roma fosse ancora al 2016 avendo perduto, però, tantissime occasioni».
A breve Italia Viva organizzerà una "Leopolda romana".
«Sarà proprio il momento del confronto. Prima di trovare i nomi, che comunque mancano, dobbiamo identificare la visione della Roma del futuro. E questo sarà il momento».
Facciamo un gioco: qual è il candidato di centrodestra che, a parte Giorgia Meloni, lei ritiene più insidioso per il centrosinistra in ottica Campidoglio?
«Non saprei indicare un nome perché non so come il centrodestra si stia orientando. Posso dire che una stima antica mi lega a Fabio Rampelli ma non so se lui sarà o possa essere realmente candidato al Campidoglio».