superati i limiti

Gli Usa in preda alla follia delle manifestazioni anti-razziste

Massimiliano Lenzi

Nell’aria c’è una puzza tremenda di intolleranza di sinistra. La più pericolosa. Perché è l’intolleranza dei buoni, o buonisti che dir si voglia. Che non li puoi neppure criticare perché il conformismo (come atteggiamento e non come realtà) dei grandi giornali, dei media e delle élite travolgerebbe chiunque al grido di: “Perbacco, loro sono i buoni!”. Per cui andiamo ai fatti ed alle cronache.

Oggi, contraddire il pensiero dominante su una legge anti-libertaria come quella contro l’omofobia che vorrebbero approvare è atto eroico, cosi come è gesto di coraggio difendere dalla furia iconoclasta dei buoni, che vorrebbero abbatterle, le statue di Cristoforo Colombo, di Indro Montanelli o di Teddy Roosevelt. Altro che omofobia, servirebbe una legge contro la statuafobia. Per non parlare delle spiegazioni misericordiose prima di trasmettere in televisione un film come “Via col Vento”, per storicizzarne il contesto della guerra di secessione, un’epoca in cui esisteva ancora la schiavitù nel sud americano. Che sarebbe un po’ come aver voluto mettere un pedagogista od uno psichiatra durante un concerto dei “The Doors”, quando Jim Morrison cantava “Father, yes son, I want to kill you. Mother, I want to…” (ndr, che tradotto suona più o meno così: “Padre - si figlio - voglio ucciderti. Madre, voglio…”), per combattere l’idea del parricidio. Il fatto è che c’è puzza di fascismo rosso, e per questo vanno messi alcuni paletti per far capire, anche ai buoni, cosa sia la libertà di espressione.

  

Per farlo peschiamo da un immaginario molto caro alla sinistra di questo nostro Belpaese, sperando che la furia censoria si specchi - per una volta - nel gusto della libertà (quando questa non diventa reato, ovviamente!) e si fermi. Dialogo da “Il sorpasso” di Dino Risi, tra Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant che arrivano nella casa di campagna dei parenti di Trintignant, dove trovano il vecchio sensale. Sensale: “Signorino Roberto”. Trintignant: “Occhiofino, come stai?”. Sensale: “O signorino che piacere rivederla, come sta?”. Trintignant: “Bene, bene”. Poi Trintignant, rivolto a Gassman:  “Occhiofino, sapessi quante volte mi ha tenuto in braccio?”. Gassman: “E lo credo, non avevo mai visto una checca di campagna. Ah, ah, ah”. Trintignant: “Ma che dici?”. Gassman: “Non mi dirai che non lo sapevi, è così evidente. E poi scusa secondo te perché lo chiamano occhiofino?”. Trintignant: “Così, soprannome”. Gassman: “Ma che soprannome, occhiofino, finocchio. È chiaro”.  

Qui finisce il dialogo tratto da “Il sorpasso”: volete censurarlo anime buone oppure farlo precedere dalla introduzione di una associazione gay che ci spieghi che finocchio non si dice? Ma per favore. La libertà e la lotta al razzismo, omofobia compresa, son cose troppe serie per essere lasciate in mano ai buoni. Come la memoria e la storia, che si materializza spesso in statue di personaggi storici. Gente vissuta nel passato. Vorreste portarle nei talk dello scontento dei nostri tempi, per abbatterle, certe statue - cari buonisti - dimenticando che la storia non si abbatte.Si studia. A bruciare i libri era un signore di nome Adolf Hitler perché la furia contro i simboli è un tratto caro soprattutto ai totalitarismi. Neri o rossi non fa differenza. Se la cosa vi rode, provate magari a riguardarvi il film “Non ci resta che piangere”, con Roberto Benigni e Massimo Troisi quando il primo, ritrovatosi con l’amico a vivere nella seconda metà del 1400, si era messo in testa di fermare Cristoforo Colombo. Benigni: “Bisogna fermarlo. Questo scopre l'America”. Troisi: “Ma che t'hanno fatto mo' gli americani?”. Benigni: “Ma come, gli americani? Non si vede più un indiano manco a pagarlo oro. Gli indiani che avevano scoperto l'America, altro che Colombo. Gli indiani stavano già lì. Se non ci trovava nessuno l'aveva scoperta lui, ma c'erano già gli indiani. Come se io vado in Puglia e dico, ‘Ah, la Puglia’. Ma i pugliesi son duemila anni che son lì e lo sapranno che c'è la Puglia”.

I buoni ed i buonisti di oggi facciano attenzione ai verbi: fermare Colombo. Non abbattere. Che poi, a pensarci bene, una domanda vien su facile: ma se Cristoforo Colombo fosse stato gay i buoni la sua statua l’avrebbero abbattuta?