senza vergogna

Assistenti civici: perché gli italiani non hanno bisogno della cura del bastone e della carota

Massimiliano Lenzi

"Un po' di bastone ed un po’ di carota". “Chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da milioni di italiani”. “Ci sarà tanta gente per strada, percettori del reddito di cittadinanza e volontari di ogni età, migliaia di persone che, nel proprio comune, saranno capaci di ricordare (..) quali siano le regole della nostra convivenza”. Il bastone e la carota, il tradimento e i volontari per ricordare le regole alla gente. Messi in fila così sembrerebbero tre punti chiave del pensiero di Benito Mussolini. Sul bastone e sulla carota Benito Mussolini ci ha scritto un libro dal titolo “Il tempo del bastone e della carota. Storia di un anno”, dall’ottobre 1942 al settembre 1943, convinto com’era, il Duce, che gli italiani andassero trattati con un po’ di bastone ed un po’ di carota.  Da mettere dove non osiamo chiederlo. Quanto al tradimento, dopo il 25 luglio ma soprattutto dopo l’8 settembre, i fascisti hanno costruito una retorica del ‘o con loro o contro di loro’, che ancora oggi ci rammenta la feroce guerra civile italiana del secolo scorso. Restano i volontari, si parla di 60mila volontari civici, per controllare gli italiani. In passato, ai tempi del fascismo, questo paese ha avuto la MVSN, acronimo della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che ufficialmente avrebbe dovuto concorrere a “mantenere all'interno l'ordine pubblico”. Per approfondire leggi anche: Arrivano i balilla di Conte In realtà si fotteva gli italiani liberi. Ebbene, questi tre temi, il bastone e la carota, il concetto di tradimento, i volontari per ricordare agli italiani come si deve vivere li ha espressi ieri, in una intervista a “La Stampa”, Francesco Boccia, del Partito democratico, attuale ministro agli Affari Regionali. Insomma, sulla carta un uomo di centrosinistra. Lo stesso centrosinistra che si è indignato per il Papeete di Salvini, per la rottamazione di Renzi o che ha sfruculiato il berlusconismo negli anni Novanta e oltre. Il fatto è che in Italia bisogna sempre stare attenti al linguaggio, perché il linguaggio è comunque un modo di fare politica, magari restando sul confine, un po’ sì e un po’ no. Se nel momento in cui l’Italia sta provando a ripartire - dopo due mesi di lockdown - quello di cui si parla sono il bastone e la carota, il tema del tradimento e 60mila (non si ancora chi, con quali requisiti e come) ‘balilla’ cercati per  rammentare agli italiani come devono vivere, beh un problema di libertà e di democrazia si pone. Anche perché in Italia, guardando alla nostra storia, l’amore per i totalitarismi è sempre partito da sinistra. Mussolini era infatti un ex socialista quanto al Pci, abbiamo avuto il più grande partito comunista d’occidente che guardava a Mosca anche quando era ormai evidente che da quelle parti, nel secolo scorso, la libertà era andata a farsi fottere. Per questo occorre fare attenzione al linguaggio dei politici e della politica, oggi. Fare attenzione diventa l’unica salvaguardia di libertà per i cittadini, ai tempi di un virus che con la paura della morte ha finito col chiudere in casa gli italiani. A tutti quelli che attualmente ci governano (ma anche a parecchi giornalisti) e se la prendono con la movida e con gli italiani che provano a tornar liberi (ancora una minoranza!), dopo la paura di morire, ricordiamo una frase di Benito Mussolini, loro che si dicono sinceri antifascisti, sulle libertà: “La democrazia ha tolto lo «stile» alla vita del popolo. Il fascismo riporta lo «stile» nella vita del popolo: cioè una linea di condotta; cioè il colore, la forza, il pittoresco, l'inaspettato, il mistico; insomma, tutto quello che conta nell'animo delle moltitudini”. Ecco, noi lo stile di vivere ce lo vogliamo scegliere. Senza Mussolini e senza Boccia. Ma soprattutto senza bastoni e senza carote.