un altro scandalo

Non c'è pace per il ministro Bonafede

Pietro De Leo

Si chiude un’altra settimana difficile, per il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, e se ne aprirà, lunedì, un’altra all’insegna della passione, nel senso di patimento. Ieri mattina è piovuta sul confronto politico, già non proprio sereno per via dello scontro sul decreto Rilancio, la notizia delle dimissioni del capo di gabinetto di Via Arenula, Fulvio Baldi. “Motivi personali”, riportano le agenzie. Iniziativa assunta dopo un colloquio proprio con il ministro. Tuttavia, pare che gran peso sulla scelta l’abbia avuto un pezzo del Fatto Quotidiano dell’altroieri, dove sono presenti delle intercettazioni tra Baldi e il pm Luca Palamara, quest’ultimo al centro dell’inchiesta di Perugia per presunta corruzione. Baldi non è indagato, ma tema dello scambio tra i due par di intendere  ci siano degli accordi per piazzare delle figure amiche nello staff di via Arenula. A Baldi, già sostituto procuratore generale della Cassazione, da ieri è subentrato il capo dell’ufficio legislativo, Mauro Vitiello. Tuttavia, perdere il capo di gabinetto (la figura che, di fatto, condivide con il ministro la “sala macchine” della struttura) rappresenta di norma un duro colpo.Figuriamoci in una fase in cui il ministro in questione attraversa una vera e propria bufera politica. Ieri aumentata di intensità dalla valanga di strali arrivati dall’opposizione. Dalla Lega, l’ex sottosegretario proprio alla Giustizia Jacopo Morrone, parlando alla trasmissione ‘Gli inascoltabili’ di Nsl Radio Tv affonda: “il ministero della giustizia si sta sgretolando ed è sotto gli occhi di tutti. Ci sono le dimissioni di tutti gli uomini più vicini al ministro, ma il ministro mantiene la sua poltrona”. E infatti proprio su queste due direttrici si concentrano gli attacchi dell’opposizione: da un lato il chiarimento e dall’altro le dimissioni. Così in Fratelli d’Italia, dove Fabio Rampelli osserva che Bonafede  “dovrebbe chiarire quali altre pressioni ha subìto dall'ex pm Palamara, già capo di Anm, per la creazione degli uffici di staff e quali altre liste ha ricevuto in questi anni” e poi chiede “il giusto epilogo di una conduzione fallimentare del dicastero di via Arenula”. Sulla stessa linea, Andrea Delmastro punta il dito contro le “ombre imbarazzanti” attorno al ministero e intima a Bonafede: “si dimetta”. Da Forza Italia, se Gasparri ironizza “ci deve essere un equivoco nelle comunicazioni. Bonafede te ne devi andare tu”, Gianfranco Rotondi prende le difese di Baldi: “un magistrato integerrimo e a suo carico non esiste alcun procedimento giudiziario”. Ed invita Bonafede a respingere le dimissioni. Dunque, l’ennesimo mattone che viene via, dopo le dimissioni da capo del Dap di Basentini, il frontale in diretta tv con il componente del Csm Nino Di Matteo. E i retroscena che ricondurrebbero all’ambiente universitario fiorentino (di cui facevano parte sia Bonafede che Conte) l’origine della scelta di Basentini a capo dell’amministrazione penitenziaria, al posto di Di Matteo. Dinamiche, queste, che oramai da settimane avvolgono il ministro. Il quale anche questa settimana dovrà affrontare un altro percorso ad ostacoli. Mercoledì in Senato si voterà la mozione di sfiducia che verrà sostenuta dal centrodestra unito (anche Forza Italia,  e ieri Antonio Tajani ha spiegato il motivo: “Non si tratta di un giudizio, negativo, soltanto sull'operato del ministro ma riguarda una gestione non all'altezza dell'intero settore Giustizia su cui il governo ha fallito su tutta la linea").  Giovedì, invece, il Guardasigilli riferirà in commissione antimafia. All’ordine del giorno, scarcerazioni e avvicendamento al Dap.