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"Dal governo troppa inefficienza. Il premier Conte ora ascolti le proposte di Cambiamo"

Adriano Palozzi, membro dell'esecutivo nazionale del movimento politico di Giovanni Toti: "Famiglie e lavoratori sono allo stremo e i cittadini impauriti: bisogna cambiare passo"

Daniele Di Mario
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"Il governo ascolti le proposte di Cambiamo per uscire dall'emergenza Coronavirus". A dirlo è Adriano Palozzi, membro dell'esecutivo nazionale del movimento politico di Giovanni Toti, di cui è uno dei sei fondatori. Il giudizio di Palozzi sull'esecutivo è netto: “Completa inefficienza e totale inconsapevolezza della gravità dell'emergenza economica in atto e dell'urgenza di interventi efficaci”. Insieme alla flotta di parlamentari ed esponenti nazionali, Palozzi, che è consigliere regionale nel Lazio, sta esortando Palazzo Chigi a mettere in campo misure concrete e mirate per il rilancio del sistema Paese.​ ​ Palozzi, molti la conoscono per il suo lavoro in Regione Lazio ma è impegnato anche a livello nazionale a sostegno di famiglie e imprese. Lei è tra i fondatori nazionali di Cambiamo. Come valuta l'attuale contesto politico?​ ​ “Guardi, stiamo lavorando alacremente per il bene dei cittadini, riunendoci giornalmente ed elaborando la ricetta per salvare la nostra economia. Sono dell'opinione che accompagnare l'Italia verso la progressiva riapertura delle attività è un passo delicato che non può prescindere dall'appoggio delle forze di minoranza. Anche Cambiamo vuole essere parte fondamentale della strategia di rinascita dell'Italia e intende condividerne la responsabilità. Ma il muro alzato dal governo Conte, che peraltro attacca le opposizioni nell'ambito di un messaggio alla Nazione, è davvero inammissibile. L'Italia impaurita dal virus e corrosa economicamente non merita un governo tutto parole e zero fatti”.​ ​ Imprese in crisi e famiglie sul lastrico. Come giudica le misure economiche, promesse da Conte per affrontare la crisi?​ ​ “Gli effetti devastanti della crisi si ripercuotono su imprese e famiglie, dunque, le poche risposte giunte dal governo continuano a dimostrarsi insufficienti, tardive e inadeguate all'emergenza che ha colpito il Paese. Quello che mi preoccupa è che non si intravede rapidità e concretezza nell'erogazione della liquidità economica promessa dal Dl imprese. Non dimentichiamoci, poi, che quei 400 miliardi di euro, che Conte sbandiera demagogicamente come farina del suo sacco, non sono altro che prestiti bancari con la garanzia dello Stato: soldi - cioè debiti - che le aziende dovranno restituire, una volta che l'emergenza sarà finita”.​ ​ Può essere più specifico?​ ​ “Nutro forti dubbi sul provvedimento sia per la carenza di deroghe che per la pochezza di semplificazioni alle procedure bancarie e alle indicazioni della vigilanza: se non cambiamo le cose, allo stato attuale i tempi di ottenimento del prestito rischiano di essere simili a quelli pre Coronaviris. Un assurdo. Non sembra esserci alcun automatismo, i finanziamenti, nonostante le garanzie pubbliche, rischiano di essere erogabili infatti solo al termine delle normali pratiche. Con conseguenze deleterie per la tenuta delle aziende. A mio avviso, bisogna fare molto di più al fine di snellire le procedure burocratico-amministrative e mettere più velocemente a disposizione i soldi per imprese e cittadini. Altrimenti il Dl imprese si rivelerà totalmente inutile”.

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