Auf wiedersehen!

Coronavirus Italia, la Ue ci lascia soli. Von der Leyen è la peggiore nemica dell'Italia

Giovanni Masotti

Guardatela bene in faccia questa aristocratica e bionda signora dagli occhi cerulei e dal sorriso accattivante. È l'elegante Ursula Gertrud Von der Leyen, 61 anni, tedesca ma bruxellese di nascita, tre volte ministro, attualmente presidente della Commissione Europea votata - e fu determinante quel sì - persino dai nostri ineffabili Cinque Stelle, "populisti" dei miei stivali (o dei miei co******). Guardatela bene e fissatevela nella mente. PERCHÉ È LEI LA PEGGIORE NEMICA DEL POPOLO ITALIANO CHE SOFFRE. È LEI CHE SBATTE LA PORTA IN FACCIA ALLA PROPOSTA DEI CORONABOND, l'unica terapia d'urto che permetterebbe al nostro povero paese di salvarsi, l'unica massiccia iniezione di denaro che potrebbe evitarci di rovinare al suolo, stremati dal blocco delle attività causato dall'epidemia. Questa angelica signora dal cuore gelido e dallo sguardo fisso sul portafogli esegue pedissequamente i nefasti ordini che le vengono dalla sua guida politica e spirituale, la panzer-cancelliera Angela Merkel - da sempre irriducibile nemica degli italiani "terroni" - che l'ha voluta sul podio più alto della UE per continuare a manovrare la fracassata navicella Europa verso il suo proprio ed esclusivo lido, quella visione rigidamente germanocentrica del vecchio continente che ci ha fatto tanto male: a noi e agli altri membri meridionali di quell'accozzaglia informe e senz'anima che è diventata l' Unione. Paradossale che una seguace tanto piatta del verbo della Merkel e dei suoi ostici ragionieri-banchieri sia stata uno stimato medico, lo sapevate? Paradossale che abbia sette figli e sia cristiano-luterana osservante! Dovrebbe praticare e predicare la cura e l' amore per gli altri, no? Macché. Forse dotata di doppia personalità - la dipingono come una madre piena di sollecitudine - la baronessa Von der Leyen si dimostra una furia al di là delle mura domestiche. Teutonica e tutta d'un pezzo, lei che - pochi giorni orsono - declamò davanti alle telecamere quel famoso "siamo tutti italiani", si è presto rimangiata il suo pensierino caritatevole ed è partita lancia in resta contro le nostre speranze, il nostro futuro, il nostro grido di aiuto (tranne poi biascicare una mezza insignificante retromarcia). È che di noi non gliene può fregar di meno. Ricordiamocelo! E non perdoniamole niente. Almeno questo... Auf wiedersehen!