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Il governo si accorge: "Ci sono troppe tasse". Renzi minaccia il voto

Leo. Ven.

Nella manovra ci sono troppe tasse. Finalmente se n'è accorto anche il governo. E Matteo Renzi minaccia: «Così si va a votare». A battere i pugni sul tavolo, infatti, soprattutto Italia viva, che insiste sulla cancellazione delle tasse su plastica e auto aziendali e abbandona i vertici con gli alleati di governo chiedendo un confronto immediato con premier e ministro dell'Economia.  Per approfondire leggi anche: Ora provano a spremere Fca Detto fatto, Giuseppe Conte incontra la delegazione di Iv, ma la quadra non si trova. C'è ancora la luce su Roma quando entrano la capodelegazione e ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, accompagnata dal capogruppo in Senato, Davide Faraone, e il vicepresidente dei deputati renziani, Luigi Marattin. La riunione va lunga, tanto che Conte è costretto ad annullare la presenza a un evento di Fs, eppure la quadra non si trova. In serata fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che c'accordo nel dire che «va fatto un ulteriore sforzo per ridurre la tassazione». Sforzo che il presidente del Consiglio «ha chiesto alle strutture del Mef e alla Ragioneria generale» perché la legge di Bilancio «che già non aumenta la tassazione, non possa essere distorta per un paio di limitate misure collegate a tasse di scopo». Anche dal cuore del governo, però, viene riconosciuto che «sono ore febbrili». In Senato si sta giocando una partita molto importante per limare i provvedimenti della manovra. L'approdo in Aula è previsto per lunedì, ma già si prevede una maratona nel week end per mettere a posto i tasselli su cui non c'è intesa. Dal Mef, fronte Pd, il viceministro Antonio Misiani ci tiene a sottolineare l'impegno per ridurre «del 70% l'imposta sulla plastica» e l'annullamento dell'extra gettito della tassazione sulle auto aziendali «differenziandole in base all'inquinamento che producono». Uno sforzo che non è bastato a convincere i colleghi di Italia viva. Come dimostrano i subemendamenti presentati in commissione Bilancio di Palazzo Madama, ma soprattutto i messaggi social di Renzi: «Le tasse contro la plastica e lo zucchero funzionano mediaticamente per i populisti, ma sono un autogol per le aziende del settore. Se vuoi ridurre la plastica, incentiva la trasformazione ecologica. Se vuoi cambiare stili di vita, investi sull'educazione. Ma aumentare le tasse serve a far cassa e fa licenziare 5mila persone». Sul tema ambientale punta molto anche Conte, tanto da dirsi convinto che l'Italia «abbia tutte le carte in regola per diventare il campione della bioeconomia circolare e della salute del suolo, attraendo risorse economiche importanti». Infatti, «abbiamo previsto nella manovra 8 miliardi di investimenti pubblici aggiuntivi nel prossimo triennio per la promozione della sostenibilità ambientale e sociale, per l'economia circolare, l'efficientamento energetico e le energie rinnovabili». Non solo, perché il premier valorizza anche altri punti della legge di Bilancio, come quelli relativi al terzo settore, per il quale si impegna «a valutare l'aumento di 10 milioni di euro nella parte di gettito Irpef destinataria del 5 per mille». Obiettivi nobili e condivisi, ma che prima devono superare lo scoglio dell'iter parlamentare, dove ognuno prova a portare più acqua possibile al proprio mulino. Ad esempio i Cinque Stelle, costretti a stralciare dal decreto fiscale la norma sui moto airbag, l'ha riproposta nella manovra. Segnali che l'equilibrio non è (ancora) a rischio, ma le divisioni diventano sempre più evidenti. E nei continui vertici di maggioranza è sempre più difficile trovare un'intesa, se non dopo lunghe mediazioni, che rischiano seriamente di lasciare segni per il futuro.