l'intervista

Giammanco: "Norma già pronta. Pd e M5s la votino"

Pierpaolo La Rosa

Gabriella Giammanco, palermitana, giornalista professionista e senatrice di Forza Italia, è da anni una strenua promotrice e sostenitrice delle misure sull’installazione obbligatoria di videocamere a circuito chiuso negli asili nido e nelle case di riposo. E c’è un testo, da lei stessa fortemente voluto, che dopo aver ricevuto il via libera della Camera nell’ottobre del 2018, con 404 voti a favore da parte di Movimento cinque stelle, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, e con l’astensione di Partito democratico e gruppo Misto, langue ora desolatamente, da poco più di un anno, in qualche cassetto del Senato. Senatrice Giammanco, è a conoscenza dell’iniziativa de Il Tempo per calendarizzare il provvedimento sulla videosorveglianza a Palazzo Madama? Ha firmato, o intende farlo, la petizione con cui il nostro giornale lancia un appello, in tale direzione, a tutte le forze politiche? «Sì, certamente, conosco la vostra petizione e la firmerò convintamente: vi ringrazio di sostenere questa battaglia di civiltà. Mi sembra un ottimo modo per sensibilizzare la politica e spingerla a dare delle risposte alle tante famiglie che, da troppo tempo, aspettano un segnale concreto a tutela dei loro cari. È una battaglia che combatto da diversi anni. Nel 2009, appena diventata parlamentare, ho proposto l’installazione delle videocamere nelle strutture che ospitano i soggetti più fragili della società. La scorsa legislatura sono riuscita a fare approvare la mia proposta alla Camera, un testo che proprio in virtù del fatto di essere stato già votato da quel ramo del Parlamento ha goduto lo scorso anno di un iter di approvazione accelerato, sempre a Montecitorio. Adesso, il disegno di legge di cui sono relatrice giace al Senato, a causa dell’attuale maggioranza che l’ha bloccato in commissione Affari costituzionali. È una vergogna». C’è, però, una importante novità in vista... «Ho lavorato con la precedente maggioranza affinché venissero stanziati fondi sufficienti ad assicurare una copertura adeguata di sistemi di videosorveglianza in asili nido, scuole materne e strutture che accolgono anziani e disabili. In mancanza di ciò avremmo fatto una legge priva di efficacia. Sono riuscita a trovare 160 milioni di euro. Il decreto Sblocca cantieri ha stanziato questi fondi, ma li ha vincolati a un apposito provvedimento normativo, senza il quale, pur essendoci, non possono essere utilizzati. Per questo ho presentato un emendamento alla legge di Bilancio, che spero venga appoggiato trasversalmente dal maggior numero possibile di senatori, perché siano sbloccati. Quel decreto, così com’è, non basta. Il precedente governo ha fatto solo propaganda, ha usato come specchietto per le allodole delle risorse per la videosorveglianza che, contestualmente, ha reso inutilizzabili. Serve una norma che le renda spendibili. In caso contrario, il tutto resterebbe lettera morta, mera demagogia sulla pelle dei bambini, delle loro famiglie, dei disabili e degli anziani. La nuova maggioranza non si tiri indietro, è in ballo la sicurezza dei soggetti più deboli». Qualcuno si appella al rispetto della privacy. Potrebbe esserci il rischio di una specie di «Grande Fratello»? «Assolutamente no. Non c’è privacy che tenga quando è in gioco la tutela di chi è indifeso. E poi, chi parla di "Grande Fratello" non conosce la mia proposta. Le immagini saranno criptate e registrate da sistemi di telecamere a circuito chiuso, potranno essere visionate solo dagli organi preposti in seguito alla presentazione di una formale denuncia. Non saranno nella disponibilità delle strutture in questione. Su questo punto, la mia proposta è molto chiara». Come mai l'attuale maggioranza giallorossa non si è resa disponibile, finora, a votare le norme? «Immagino che, come succede per la stragrande maggioranza degli argomenti che affrontano, siano spaccati e abbiano visioni differenti. Hanno difficoltà a prendere delle decisioni, temono di scivolare e preferiscono rinviare. Mi auguro, però, che in questo caso abbiano un sussulto di orgoglio e non ostacolino l’approvazione del mio emendamento alla legge di Bilancio. Li aspetto al varco. Se mi diranno di no, non dovranno giustificarsi con me, ma con gli italiani». Si aspetta, dunque, quel sussulto di cui parlava poco fa da parte della maggioranza su un tema così importante? «Beh, direi proprio di sì. Da 10 anni lavoro affinché la mia proposta diventi legge e conosco bene le aspettative delle famiglie. Occorre dare delle risposte a quella che, ormai, è diventata un’emergenza sociale. Questo è un provvedimento fortemente voluto dagli italiani, per la maggioranza potrebbe essere l’occasione per trovare finalmente un feeling con gli elettori...».