frattura

Di Maio-Salvini tra ripicche e ultimatum: "Quell'altro lì". "Mi chiamo Matteo"

Silvia Sfregola

Autonomia, ma anche decreto Sicurezza bis. Sono i tre punti su cui, potenzialmente, può cadere il governo Lega-M5S. Sulla Torino-Lione la crepa tra le due forze di maggioranza è diventata un canyon, con i Cinquestelle determinati a parlamentarizzare la decisione finale sull’opera e dunque a spaccare la mela dell’esecutivo. Tanto che Luigi Di Maio ha già fatto partire la propria campagna, ricordando al Carroccio che «da soli non hanno i numeri per fare passare la Tav, dovranno usare quelli del Pd, ma se lo farà per fare un favore a Macron, poi dovrà spiegarlo ai suoi elettori». Per Matteo Salvini e i suoi l’accostamento ai dem e al presidente della Repubblica francesi è di quelli mortiferi. Infatti il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, prova a ributtare palla nel campo degli ’alleatì: «Se il M5S presenta una mozione contro la Tav, di fatto vuole sfiduciare il premier che ha indicato, in quanto Conte la scorsa settimana non ha lasciato dubbi sul fatto che la Torino-Lione si finirà». Dunque, per il dirigente leghista non si tratterebbe di «un atto ostile contro di noi, ma contro Conte». Il presidente del Consiglio, però, non è un obiettivo pentastellato. Semmai il mirino è rivolto in direzione del Viminale: «Sin dalla nascita il Movimento è stato contrario a un’opera che si diceva già allora inutile e dannosa, una bidonata», ribadisce Danilo Toninelli. Che punge: «Ricordo perfettamente i sindaci leghisti contro e anche Salvini, quindi dovrebbe lui chiarire alla gente e al proprio elettorato sulla base di quali elementi abbia cambiato idea». Una posizione sposata in pieno anche dalla ministra per il Sud, Barbara Lezzi: «Porteremo in Parlamento degli elementi oggettivi dell’inutilità e della dannosità» della Torino-Lione. Mentre nella maggioranza si litiga, dall’Ue arriva il plauso della commissaria europea per i Trasporti, Violeta Bulc, che accoglie «con favore la lettera del governo italiano che ribadisce il proprio sostegno all’attuazione del progetto», ma soprattutto si aspetta un «rapido voto di conferma in seno al Parlamento italiano». Altra possibile (e pericolosa) buccia di banana è l’Autonomia. «Grazie all’Osservatorio per l’autonomia che abbiamo lanciato questa mattina all’università Federico II di Napoli, stiamo scrivendo un nuovo testo, migliore», tuona Di Maio. Una presa di posizione che scatena le ire del ministro Erika Stefani, che replica a brutto muso al collega di governo: «Non capisco di quale nuovo testo parli il capo politico dei 5 Stelle e mi chiedo dove fosse alle ultime riunioni quando ha avuto l’occasione di discutere l’idea di questo osservatorio di cui io sento parlare per la prima volta». L’esponente leghista si augura che «dopo un anno di discussioni, nessuno voglia rimangiarsi slealmente la parola e l’impegno». Anche sul dl Sicurezza bis il clima non è dei più sereni. I numeri di maggioranza già sono risicati di loro (dai 3 ai 5, in teoria), ma i maldipancia di alcuni pentastellati contrari al rigore di Salvini potrebbe creare problemi con il voto di fiducia, che peraltro esclude l’apporto di Fratelli d’Italia. La situazione, insomma, è delicata. Anche a livello personale, dopo la diffusione dell’audio di un incontro tra Di Maio e gli attivisti calabresi del Movimento, in cui definisce «quell’altro là» Salvini. Che non se la prende, ma gli ricorda che il suo nome di battesimo è Matteo. Così il leader pentastellato fa puntualizzare che si trattava di un «linguaggio colloquiale dovuto al contesto». Nulla di insormontabile, dunque, ma è meglio tenere gli occhi bene aperti.