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Accuse e sospetti, Carfagna esclusa dalle liste di Forza Italia

Manuel Fondato

L’affaire Mara Carfagna, che per tutta la giornata di ieri aveva aggiunto ulteriore fibrillazione a una Forza Italia ormai balcanizzata, si chiude con la presentazione delle liste per le prossime europee e una conclusione inevitabile: la vicepresidente della Camera non correrà. Il malumore fatto filtrare da Arcore ha giocoforza prevalso. L'invito a candidarsi, giunto dai deputati meridionali Roberto Occhiuto e Paolo Russo e raccolto dalla Carfagna, suonava troppo come una mozione di sfiducia nelle possibilità del Cavaliere, il cui potere taumaturgico, in passato risolutivo per ogni competizione e mai messo in discussione, appare agli stessi azzurri oramai appannato. “Sarebbe come schierare oggi Diego Armando Maradona”, rivela una fonte forzista rigorosamente off records, “nessuno mette in dubbio il fuoriclasse che è stato ma anche Silvio deve tener conto degli anni che passano per tutti”. Fino al 26 maggio si continuerà ancora sotto lo stesso tetto, a fornire esternamente una parvenza di unità e fiducia nel leader, pronti ovviamente a tornare tutti berlusconiani nel caso il numero di preferenze raccolte dall’ex presidente del Consiglio risulti congrua alla sua storia. In caso contrario suonerebbe il “rompete le righe”, un regolamento di conti interno e molti già con la valigia in mano pronti a bussare alla porta di Salvini o  tentare nuove avventure, magari con Giovanni Toti che già sta tessendo la sua tela.  “Chi parla di golpe vuole solo alzare polvere. È una semplice disponibilità perché poi è il partito che decide. Non c'è nessun caso, è una normale richiesta dei territori che vogliono fare questa campagna al meglio, come sempre succede alla vigilia delle liste" è il mantra che emerge a beneficio della stampa. Il golpe, termine utilizzato dai pretoriani ancora vicini a Berlusconi per dipingere l’operazione Carfagna, per il momento rientra ma la pace è più armata che mai.