gioco di stato

Nulla osta, Sapar replica ad Acadi: "Maggiore libertà d'impresa per i gestori"

Silvia Sfregola

Il gioco di Stato necessita di una normativa quadro a livello nazionale nel rispetto di un più corretto e maggior equilibrio tra i vari attori della filiera produttiva che fino a oggi ha visto soccombere in via esclusiva le piccole e medie imprese di gestione. Infatti sono solo i gestori e gli esercenti a subire la riduzione di margini che deriva dall’inasprimento del regime fiscale sugli apparecchi, con ricadute drammatiche sulla categoria costretta peraltro ad investire ormai quasi annualmente sulla sostituzione del parco macchine senza avere adeguati ricavi; sono queste migliaia di piccole e medie imprese a rischiare la chiusura in conseguenza della scellerata scelta di operare continui e scriteriati aumenti del prelievo erariale sul gioco. Alla situazione descritta si aggiungono regole inadeguate che consentono comportamenti leonini e vessatori da parte di taluni concessionari generando in tal modo un forte sbilanciamento in favore degli stessi, usciti indenni da leggi di bilancio e decreti governativi che ipocritamente confondono (o fanno finta di confondere) le categorie della filiera, massacrando in modo sistematico i gestori delle apparecchiature da intrattenimento, bar, sale gioco, tabacchi, sale bingo, sale scommesse, pregiudicando il futuro di 150mila posti di lavoro. L’interesse delle grandi multinazionali che hanno investito nel settore è evidentemente quello di giungere ad una regolamentazione stabile e chiara del settore solo dopo che esse stesse si saranno garantiti migliori guadagni grazie all’accorciamento della filiera di raccolta, a chiaro discapito proprio delle imprese di gestione e dei loro dipendenti. Un sistema così concepito merita un urgente e repentino intervento correttivo, anche prima di una complessiva revisione delle regole, prima che migliaia di imprese subiscano l’espulsione, senza indennizzo, dal sistema del gioco legale. Sorprende la reazione di ACADI di fronte all’emendamento proposto dai parlamentari Polverini e D’Attis che tende a riportare un ragionevole equilibrio contrattuale tra concessionari e gestori. Sorprende inoltre che in audizione la stessa ACADI dimentichi il ruolo dei gestori i quali ogni giorno lavorano, subiscono furti, rapine ed estorsioni, provvedono a proprio rischio e pericolo alla materiale raccolta dell’imposta per conto del concessionario, acquistano gli apparecchi, ne curano la manutenzione.  Sorprende infine sapere che una rimodulazione del rapporto giuridico comporterebbe, secondo ACADI, il crollo delle entrare erariali. Ci sembra strumentale e scorretto creare infondato allarmismo sulla tenuta del sistema che potrebbe derivare da una regola che semplicemente impedisce abusi, riequilibrando il rapporto contrattuale tra le parti, spingendo verso una maggiore competitività e ad una sana concorrenza le imprese del settore. Addirittura il descritto riequilibrio contrattuale modificherebbe l’impianto concessorio statale: nulla di più falso! L’attività di raccolta del gioco resterebbe comunque affidata ai concessionari che resterebbero titolari dei nulla osta di messa in esercizio, ma attraverso l’emendamento presentato, sarebbe riconosciuta ai gestori in regola con il pagamento delle imposta esclusivamente la facoltà (come era in passato), il diritto e la libertà di scegliere e individuare il concessionario attraverso il quale collegare alla rete gli apparecchi di loro proprietà, evitando clausole contrattuali capestro. Sapar invita il Governo a far proprio l’emendamento in commento, che, con tutta evidenza, tutela migliaia di piccole e medie imprese, categoria per la quale ha manifestato (per ora solo a parole) una particolare attenzione. Sapar ha proposto più volte l’istituzione di un tavolo tecnico per affrontare l’argomento, ma evidentemente c’è chi preferisce detenere il potere nelle proprie mani evitando che su questi temi sia affrontato un discorso complessivo e trasparente. È questo un atteggiamento di buon senso? Forse sarebbe meglio discutere nell’interesse di tutti. Sono concetti che affermiamo da tempo - osserva il presidente Sapar Domenico Distante - I termini previsti dall’emendamento proposto consentirebbero ai gestori di scegliere il concessionario attraverso il trasferimento dei nulla osta verso altro concessionario, ristabilendo in questo modo un maggior equilibrio di forze e un più equo rapporto contrattuale tra concessionari e gestori. Le dinamiche contrattuali oggi fortemente sbilanciate a discapito di questi ultimi risulterebbero corrette da questo emendamento, con garanzia di maggiore libertà d’impresa, non vincolato da clausole contrattuali vessatorie che ad oggi pongono in una condizione di subordinazione non più tollerabile le imprese medio-piccole ai desiderata delle grandissime imprese del settore. I numeri riportati da ACADI (tutti da verificare) in merito ai loro occupati evidenziano il forte squilibrio esistente nel comparto. Sarebbe altrettanto utile ricordare che la previsione normativa, non intaccata dall’emendamento in commento, che riserva la titolarità delle autorizzazioni alle società concessionarie della gestione telematica degli apparecchi da intrattenimento, si è trasformata in uno strumento attraverso il quale i concessionari detengono una posizione egemonica sugli altri soggetti della filiera. È opportuno ribadire che un emendamento volto a meglio regolamentare il rapporto tra le parti non muterebbe in alcun modo l’impianto concessorio, non porterebbe assolutamente al frazionamento delle responsabilità o la riduzione del gettito erariale, essendo il diritto al trasferimento degli apparecchi subordinato al corretto pagamento dell’imposta sul gioco. Peraltro è appena il caso di sottolineare che il gettito fiscale è da sempre garantito proprio dalla attività dei gestori, un particolare che evidentemente ACADI intende far sfuggire.