Tensioni in Forza Italia

Nel Lazio scoppia la rivolta contro Tajani: "Non ha rinnovato il partito"

Daniele Di Mario

Nuovo terremoto in Forza Italia, col partito del Lazio che assiste a un'altra drammatica frattura. Sotto accusa stavolta finisce Antonio Tajani in persona, messo nel mirino dai propri stessi pretoriani. Al presidente del Parlamento Europeo e vicepresidente di FI viene contestato il mancato rinnovamento del movimento. A puntare l'indice contro di lui, sono tre consiglieri regionali del Lazio, tra i quali Antonello Aurigemma – capogruppo di FI alla Pisana e ritenuto uno dei fedelissimi di Tajani a Roma – e Pasquale Ciacciarelli, riferimento di Mario Abbruzzese, pretoriano del presidente dell'Europarlamento nella provincia di Frosinone. Il gruppo consiliare di FI alla Regione Lazio indirizza così una lunga lettera a Tajani, che, prendendo le mosse da un convegno tenutosi venerdì scorso, fa un'analisi impietosa della situazione del partito. Con parole al vetriolo. Dopo aver sottolineato come iscritti, militanti, imprenditori e società si aspettino rinnovamento e cambio di passo, i consiglieri regionali scrivono: "Vogliamo che il partito torni a essere motore trainante del centrodestra” e chiedono “dialogo, confronto e meritocrazia” per valorizzare l'operato degli amministratori locali. Invece – scrivono i consiglieri – fino a oggi FI nel Lazio è stata gestita con “arroganza” da chi “ha sempre abusato della propria rendita di posizione”. Chiara l'accusa, oltre a Tajani, anche a Claudio Fazzone, senatore e coordinatore regionale contestato da parte del gruppo dirigente. Il terzo firmatario della lettera è infatti Adriano Palozzi, nemico storico di Fazzone: tra i due è in atto una guerra senza esclusione di colpi che va avanti da anni. Il consigliere regionale di Marino, revocati i domiciliari e tornato alla Pisana, dopo aver chiarito di non aver intenzione di aderire all'accordo tra i fittiani e il suo mentore Francesco Aracri, ha deciso di riprendere il dibattito sul futuro del centrodestra e di FI da dove aveva lasciato: la faida con Fazzone. Ma a finire nel mirino è prima di tutto lo stesso Tajani, nominato da Silvio Berlusconi vicepresidente azzurro con l'obiettivo di rivitalizzare FI. Missione fallita, secondo Aurigemma, Ciacciarelli e Palozzi. “L'incarico che questa estate il presidente Berlusconi ti ha affidato – scrivono – era volto al rilancio e al rinnovamento del partito: dopo sette mesi dobbiamo constatare che nella nostra Regione non si può assolutamente parlare né di rinnovamento, visto che non c'è stato alcun tipo di cambiamento, né tantomeno di rilancio, dato che continuano ad aumentare le defezioni da parte dei nostri amministratori”. I tre consiglieri chiedono l'azzeramento dei vertici territoriali di FI. Non solo Fazzone, ma anche i coordinatori provinciali e cittadini: compresi, a Roma, Battilocchio per la provincia e Bordoni per la Capitale, quindi. L'ultimatum a Tajani arriva a pochi mesi dalle europee. Come dire: il presidente del Parlamento Ue – che dovrà ricandidarsi – scelga tra le preferenze di Fazzone e quelle di Aurigemma, Palozzi e Abbruzzese, pronti a non sostenere il vicepresidente del partito. Un aut aut che arriva al termine di mesi difficili per Forza Italia. La frattura sull'Ufficio di Presidenza innescata da Palozzi ai danni di Simeone; la spaccatura tra Aurigemma, Ciacciarelli e Palozzi da un lato e Simeone e Fazzone dall'altro sulle presidenze di Commissioni; il pasticcio della mozione di sfiducia, con Fazzone contrario e il capogruppo regionale impallinato in Aula e sconfessato dalla consigliera regionale Laura Cartaginese, poi successivamente prima espulsa e poi riammessa al gruppo. Proprio la Cartaginese non ha firmato la lettera del gruppo regionale – sancendo di fatto la definitiva spaccatura da Adriano Palozzi – così come non l'ha firmata Pino Simeone, luogotenente di Fazzone, che i tre firmatari della lettera vorrebbero sostituire o quantomeno far commissariare. Il nome del sostituto ce l'hanno del resto già in tasca: proprio Mario Abbruzzese. Un tutti contro tutti frutto delle mancate scelte e della gestione sbagliata del partito da parte di Tajani, scrivono i suoi stessi riferimenti locali, che, tuttavia, dimenticano come FI abbia avviato da tempo il tesseramento per procedere ai congressi cittadini e provinciali, come deciso la scorsa estate dallo stesso Berlusconi. Accuse, quindi, pretestuose, che nasconderebbero dietro ben altro, secondo l’ala più vicina a Fazzone. Così come non manca chi punta l’indice invece sulla gestione del gruppo regionale, che in un anno di legislatura ha perso pezzi. Non solo. FI alla Pisana ha dato una pessima prova di sé tra scontri interni, gestione sbagliata su ruoli e incarichi, mozione di sfiducia sfuggita di mano e un capogruppo, Aurigemma, di fatto sfiduciato in Aula da una consigliera. Come dire, da che pulpito viene la predica, visto che in Regione al peggio non c’è mai fine.