caso riace

Corto circuito a sinistra: sit in anti-pm

Gaetano Mineo

La sinistra riparte da Riace. E così in migliaia si sono dati appuntamento sotto il balcone di Domenico Lucano, il sindaco del piccolo borgo calabrese, agli arresti domiciliari perché accusato dalla Procura di Locri di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e l'illecito affidamento della gestione della raccolta differenziata. Ma è ritenuto anche responsabile dagli inquirenti di altri capi d'accusa che vanno dall'associazione per delinquere, alla truffa, malversazione, nonché una serie di reati fiscali dovuti alla presunta illecita emissione di fatture «false» e «gonfiate» nell'ambito del suo progetto di accoglienza ai migranti e ai richiedenti asilo. Accuse di reati gravissime che tuttavia, non ha impedito al primo cittadino di rilasciare interviste alla stampa, ricevere visite a domicilio, come quella del governatore della Calabria, Mario Oliverio, e finanche di salutare dalla finestra con il pugno chiuso, rimembrando il «Che», compagni e amici che sono venuti a manifestargli solidarietà. «Spero di tornare a essere una persona normale, libera, che non deve subire questi condizionamenti - ha detto Lucano - anche perché sul piano psicologico lasciano un segno. Voglio tornare a essere una persona libera come tutti». Solidarietà arrivata anche da diverse parti d’Italia, Torino, Milano, finanche da Palermo, attraverso una serie di manifestazioni in contemporanea. E così tutti in piazza a colpi di «Mimmo Lucano libero»: Laura Boldrini, Gad Lerner, Cgil, Cobas, Rifondazione comunista, organizzazioni non governative, ambientalisti, femministe, associazioni antimafia, Libera, Liberi e Uguali, Possibile, Emergency, Sentinelli, centri sociali tra cui Cantiere e Lambretta. Molti gli striscioni: «Arrestato per arrestare un modello di integrazione eccellente», «Il mondo lo adora, l'Italia lo arresta». E anche cartelli scritti a mano, i disegni e le vignette tra cui una che ritrae uno dei Bronzi di Riace mentre a Salvini dice «La storia siamo noi». E tutti a intonare «Bella ciao». Mancava, Nicola Fratoianni. Ma con un video postato sui social, l’esponente di Liberi e Uguali s’è subito scusato di non essere presente sotto casa di Lucano a causa dei ritardi degli aerei. «A Riace però ci sono con la testa e con il cuore» ha garantito. Insomma, tra «Bella ciao» e pugni chiusi, di scena sotto la pioggia una sinistra in grande stile. Sotto casa del sindaco anche la Boldrini: «Il nostro è un gesto di solidarietà e vicinanza ad un uomo che ha dato tanto agli altri, ai più sfortunati - ha detto l’esponente di Leu - e adesso si ritrova privato della libertà personale». Uno scenario paradossale. In cui sfuma la tanto sbandierata legalità (da sinistra e company). Da un lato c’è un primo cittadino arrestato, che parla e saluta dal balcone, rilascia interviste e ospita a casa politici e no. A tutto ciò si aggiunge una sinistra che punta il dito su quei magistrati che hanno arrestato Lucano, a seguito di un’inchiesta iniziata due anni fa. Ma, questa volta, secondo la stessa sinistra, si ha l’impressione che i pm abbiano profanato chissà che cosa. E c’è anche chi sfida la giustizia. «Anch'io ho celebrato un matrimonio per permettere a uno straniero di rimanere in Italia». Ad autoaccusarsi, l'ex sindaco di Bulciago (Lecco), Egidia Beretta, in carica fino allo scorso mandato nel centro della Brianza lecchese. Frattanto, irrompe Matteo Salvini: «Quando scoppiò il caso Diciotti, l'Anm difese il pm tuonando "basta interferenze", mentre Mattarella ricordò che "nessuno è al di sopra della legge". Ora diranno le stesse cose?».