EMERGENZA IMMIGRAZIONE

La guerra di Salvini all'ammiraglio

Dario Martini

Ufficialmente lo scontro è con Malta. Ma è evidente che la decisione di chiudere tutti i porti alla nave Diciotti, con 177 migranti a bordo, è un segnale preciso che il ministero dell’Interno invia alla Guardia costiera italiana. O, se preferiamo, è l’ennesimo segnale delle divergenze di vedute tra Matteo Salvini e l’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale delle Capitanerie di Porto a cui la nave militare fa capo. Sono ormai due mesi che Pettorino ignora tutte le indicazioni che arrivano dal Viminale. Non solo. Il comandante, più di una volta, ha rilasciato interviste e dichiarazioni che sconfessano nettamente la linea dettata dai principali "azionisti" del governo. Tanto che sarebbe allo studio la sua sostituzione. È bene specificare che la Guardia costiera non è tenuta a rispondere al ministero dell’Interno, ma ai Trasporti e alla Difesa. Correttezza istituzionale, però, vorrebbe che ci fosse almeno collaborazione. Più volte, invece, il dicastero guidato da Salvini ha chiesto alla Guardia costiera di essere avvertito in anticipo in merito a tutte le operazioni di salvataggio. Cosa che, puntualmente, non è avvenuta. Come nell’ultimo caso di mercoledì notte, quando la Diciotti è stata chiamata ad intervenire dalle autorità maltesi. «Non c’era bisogno di inviare informazioni in anticipo», sarebbe stata la spiegazione arrivata al Viminale, perché l’imbarcazione con i migranti era in avaria e imbarcava acqua e, quindi, si trovava in condizioni di evidente pericolo. Così, ancora una volta, Salvini è stato scavalcato. Un atteggiamento di totale autonomia che starebbe innervosendo anche il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, con cui Salvini si sente praticamente ogni giorno. L’irritazione nei confronti di Pettorino ha raggiunto livelli di rottura. L’ammiraglio è ... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI