rebus governo

Voto a giugno? Mattarella non ha fretta

Silvia Sfregola

Un Quirinale silenzioso se non impenetrabile, che tale dovrebbe restare almeno fino a giovedì, quando dalla direzione del Partito democratico uscirà una decisione definitiva. Le parole di Renzi in tv, i risultati delle Regionali, gli appelli per tornare al voto o dare un incarico di governo e tentare la fortuna in Parlamento: per ora tutto questo passa come onde che sbattono su scogli indifferenti. In realtà, però, al Colle si osservano con attenzione le dinamiche dei partiti, analizzando con cura le strade che restano percorribili, perché prima o poi i nodi dovranno essere sciolti. Il presidente Sergio Mattarella, da diversi giorni ormai, non interviene in pubblico. È vero che oggi, 1° maggio, parteciperà proprio al Quirinale alle celebrazioni per la Festa dei Lavoratori. In quell'occasione potrebbe lanciare segnali, più o meno cifrati, al mondo politico. Oppure, più semplicemente, continuerà ad aspettare una posizione chiara dai dirigenti del Pd. Certo, domenica l'ex segretario dem ha cercato di porre una pietra tombale sulla possibilità di far dialogare Pd e M5S, come aveva invece tentato di fare il presidente della Camera Roberto Fico, con una sponda minima assicurata da Maurizio Martina, successore di Renzi alla guida del partito. Lunedì, reagendo al fermo 'No' renziano, Martina ha chiesto che in direzione si apra una "discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni". Rivolto al suo predecessore, il segretario reggente ha sottolineato che "la collegialità è sempre un valore, non un problema". Il rischio, a suo parere, è "l'estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini", mentre il Pd "ha bisogno di una vera ripartenza su basi nuove". Insomma, tra i democratici potrebbero crearsi fratture dolorosamente. Ad ogni modo, un'intesa M5S-Pd resta comunque improbabile e darebbe vita ad un esecutivo debole ed instabile. Tra le ipotesi teoricamente percorribili da Mattarella restebbe quindi un accordo di governo M5S-Lega, ma il leader di quest'ultima forza politica sembra voler capitalizzare il potenziale elettorale della coalizione di centrodestra, che potrebbe crescere in consensi, come indicano le Regionali di Molise e Friuli. Sarebbe tutto da rifare, dunque, con nuove elezioni? Forse sì. Diversi partiti hanno iniziato a sfogliare il calendario, cercando la prima data utile per tornare alle urne. Giugno non sembra praticabile perché il voto all'estero richiede un preavviso di almeno due mesi. Se ne riparlerebbe a settembre, con il rischio di paralizzare ancor più il Paese nella delicata sessione di bilancio, quando bisognerà disinnescare le clausole di salvaguardia che prevedono l'automatico aumento dell'Iva. Difficile quindi che il Quirinale possa dare luce verde ad uno sprint del genere, anche perché con l'attuale legge elettorale si potrebbe riproporre lo stesso stallo che l'Italia vive da quasi due mesi. È immaginabile cambiare le regole del gioco? Domenica sera Renzi ha sfidato 5Stelle e Lega a farlo, dicendosi pronto a sedersi ad un tavolo per introdurre un ballottaggio e modificare la Costituzione. Con quale governo? "Decide il presidente della Repubblica", ha detto l'ex segretario dem. E questo, in effetti, sembra rimanere l'unico punto fisso: il Quirinale indicherà un esecutivo per traghettare l'Italia in acque meno agitate.