IL CASO

Olimpiadi 2026 e M5S, Torino si spacca. Appendino: "Esprimeremo interesse"

Silvia Sfregola

L'idea di un ritorno delle Olimpiadi a Torino, vent'anni dopo, si è insinuata lentamente in una città che ne ricorda ancora i fasti con orgoglio, ma che si è trovata a gestire un post non facile. L'idea ha però messo d'accordo tutti, da Beppe Grillo a Matteo Salvini. Tranne che all'interno del Movimento Cinque Stelle torinese che, nel momento della decisione, ha mostrato la sua disomogeneità facendo venire meno la maggioranza in Consiglio comunale alla sindaca Chiara Appendino. Quattro consiglieri (Daniela Albano, Damiano Carretto, Viviana Ferrero, Marina Pollicino) non si sono presentati in Aula dove si sarebbe dovuta discutere una mozione presentata dal Pd in cui si voleva impegnare la prima cittadina a presentare la candidatura olimpica. Fine dei giochi, il Consiglio è saltato. Forse verrà riaggiornato nei prossimi giorni ma l'occasione è persa. Forse, però, non è scritta la parola fine dei Giochi invernali 2026 a Torino. Forte dell'appoggio di fondatore del Movimento, Appendino va avanti e annuncia: "Mercoledì, in seguito al consiglio metropolitano, manifesteremo con una lettera al Coni l'interesse della città". Palazzo Civico non vuole rinunciare a capire cosa possa significare organizzare Giochi invernali in modo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. "Ci sembra giusto manifestare un interesse, nonostante il rispetto al regolamento Cio, per una azione di buon senso volta a rivalorizzare quanto esistente e servibile, in ottemperanza al miglior epilogo sperabile che simili investimenti collettivi possano generare come ricaduta per il futuro post olimpico sul nostro territorio tutto", aggiunge la sindaca precisando comunque che esprimere manifestazione di interesse non significa presentare il dossier di candidatura ma si traduce nell'avvio di un dialogo/trattativa con il Cio che durerà fino al 31 luglio, quando il Comitato renderà pubbliche le condizioni contrattuali. Nella mente di Appendino ci sono Olimpiadi improntate al riuso dell'esistente ("un'enorme differenza rispetto a qualsiasi altra Città europea - ricorda - e in particolare con Roma, così sgombriamo subito il campo da eventuali parallelismi"), con importanti risparmi economici e ambientali. Punto focale sarà infatti il budget di spesa visto che, per Torino 2006, "i costi stimati del 1999 alla fine dei giochi sono quadruplicati superando i 2 miliardi". Per la nuova Giunta pentastellata "le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 hanno segnato la nostra Città. Se da un lato hanno lasciato un ricordo tutt'ora vivo nei torinesi... dall'altro quel segno è altrettanto vivo e forte nei bilanci della Città e in un'eredità pesante con cui ancora facciamo i conti. Parliamo di enormi debiti, parliamo di strutture inutilizzate, di impianti sportivi in disuso e di mancate occasioni di rilancio per il territorio dovute all'incuria del post-olimpiadi. Ma è proprio questa eredità impiantistica" da cui ripartire. Levate di scudi sono arrivate dal 'sindaco' olimpico Sergio Chiamparino, ora presidente della Regione Piemonte. "Quanto accaduto oggi pomeriggio in Consiglio comunale è un segnale di inaffidabilità del Movimento 5 Stelle di fronte a scelte strategiche per il futuro della nostra comunità, e di scarsa considerazione per tutti i torinesi che vedono nella candidatura una nuova opportunità per la città, nonché per tutti i Comuni olimpici che hanno già dato ampi segnali di disponibilità a partecipare alla messa a punto del progetto", attacca. Per Torino non sarà facile. La sfida con Milano, e la sua vocazione 'europea' che tanto attrae, è aperta. Terzo incomodo sono anche le Dolomiti com fa sapere il governatore Luca Zaia: "Per le Olimpiadi invernali del 2026 annuncio che il Veneto presenterà la propria candidatura assieme alle Province Autonome di Trento e Bolzano. Sarebbero Olimpiadi ad impatto zero, senza cemento, fortemente rispettose di un ambiente unico come quello dolomitico, da quasi 10 anni divenuto Patrimonio dell'Umanità Unesco". Parte il conto alla rovescia. E Torino non si vuole fare trovare impreparata.