La lettera della moglie

Dell’Utri resta in carcere. Calpestato ogni diritto. Si va allo Stato totalitario

Miranda Ratti*

Gentilissimo dottor Chiocci,

ancora una volta mi rivolgo a Lei che ha, sin dall’inizio, sostenuto eroicamente la causa di mio marito per fare alcune riflessioni in merito alla nuova istanza di rigetto depositata ieri dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Forse è la poca dimestichezza con il linguaggio dei magistrati che mi lascia alquanto allibita.

Una istanza è un atto pubblico e in quanto tale dovrebbe essere indispensabile, per una forma di rispetto nei confronti di tutti coloro che leggono, la chiarezza. In questo caso credo che manchi. Rigettata l'istanza, come intendono curare mio marito? Tenendolo chiuso 24 ore su 24 in una cella senza neanche la minima possibilità di muoversi e di respirare all'aria aperta? 
Questo è il diritto alla salute e alla dignità umana? Questo è il loro modo per garantire la salute ad un cardiopatico...

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