fallimento continuo

Zingaretti, il grande inganno: promesse e pochi fatti

Fernando M. Magliaro

Nel 2013, quando si candidò a succedere a Renata Polverini alla guida della Regione Lazio, Nicola Zingaretti presentò un programma di 83 pagine (indice e frontespizio esclusi), nove capitoli in totale e un titolo accattivante «Un nuovo inizio per il Lazio». E candidarsi dopo l’enorme botto di Renata Polverini e lo scandalo Fiorito (poi diventato molto più politicamente trasversale ma all’ini- zio centrato sugli esponenti del centrodestra) sicuramente avrebbe aiutato anche un manichino a vincere le elezioni. Vediamo, allora, le più importanti, fra le innumerevoli promesse fatte da Zingaretti, che sono rimaste al palo. IL LAZIO DEL FUTURO FERMO NEL PASSATO Siamo proprio all’inizio del programma. Zingaretti parla della competitività del Lazio lamentando la sua scar- sità basandosi sui dati del Re- gional Innovation Scoreboard 2012: il Lazio - si legge - è «un innovation follower, costretto cioè a “inseguire” le regioni leader dell’innovazione concentrate nei Paesi dell’Europa centrale e scandinava». Vediamo però che lo stesso rapporto riferito all’anno 2017 rimarchi come la situa- zione non sia cambiata. Il parametro di valutazione espresso dall’Unione Euro- pea è sempre quello di un livello basso, parametro modificato nella dizione in «moderato» e non più «follower».  LE LEGGI REGIONALI Scandalo: «Nel 2011 il Con- siglio Regionale ha approva- to appena 20 leggi», scrive Zingaretti. Solo che nel suo quinquennio, stando al sito del Consiglio regionale, il massimo raggiunto è stato 18 leggi ogni anno (2014, 2015 e 2016) e addirittura 14 nel 2013 e nel 2017. Da segna- re: il premio spetta all’Ammi- nistrazione di Piero Badaloni (1995-2000) con 60 leggi approvate nel 1995 e nel 1996. ANCORA LE LEGGI Certo, giustamente Zingaretti non puntava solo sul nu- mero ma soprattutto sulla... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI