TROPPI SCANDALI

Se il Pd si vergogna del simbolo Pd

Antonio Sbraga

«Abbiamo presentato agli elettori proposte politiche competitive ed innovative per il governo dei Comuni, provando anche ad andare oltre il Pd pur di mettere in campo un'offerta più larga possibile». Al termine di una lunghissima campagna elettorale, il segretario provinciale dei democratici, Rocco Maugliani, traccia così il bilancio di un partito ancora alle prese con i postumi della batosta di un anno fa in Campidoglio e la più recente fuoriuscita dei bersaniani. E punta sull'hinterland per cercare l'avvio di una rivincita, a cominciare dalle amministrazioni dei 7 Comuni più grandi in cui si vota domani. Dove, però, il Pd ha rinunciato anche alla presentazione del proprio simbolo, come nel caso di Ardea, per sostenere la coalizione di 7 liste (fra le quali una partitica di centrodestra, la Direzione Italia dell'ex ministro berlusconiano Raffaele Fitto) a sostegno del candidato sindaco Alfredo Cugini. «Sì, ma si è trattato di una scelta- spiega Maugliani - che avremmo fatto volentieri anche in altri Comuni, come Guidonia per esempio, proprio per metterci a servizio di un progetto civico più largo della nostra coalizione». Nella "città dell'aria", terzo Comune del Lazio con i suoi 90mila abitanti, il Pd presenta invece il capogruppo uscente del partito, Emanuele Di Silvio. «Un candidato giovane, a dispetto degli anni già passati in Consiglio comunale, dove ha fatto denunce che hanno fatto mandare a casa l'amministrazione di Guidonia. Nonostante questo merito, che rivendico - sottolinea Maugliani - noi eravamo pronti anche in questo caso a fare un passo indietro per un progetto più largo, ma c'è chi ha preferito mascherarsi da lista civica e allora abbiamo preferito presentarci con la dignità del nostro partito». Dilaniato, però, sin dalle primarie, rinviate a Guidonia per ben 3 volte, con l'abbandono polemico del principale competitor di Di Silvio, Simone Guglielmo, e il non voto per il Pd annunciato dall'ex presidente del Cotral, Domenico De Vincenzi. «Ma quella polemica è superata - assicura Maugliani - ci sono anche i loro candidati nella lista del Pd, che ha recuperato la sua unità, anche se con fatica». Come a Fonte Nuova, reduci dallo scioglimento anticipato dell'amministrazione Cannella. «Lì avevamo commesso errori molto grossi - riconosce il segretario provinciale del Pd - ed abbiamo saputo ammettere le responsabilità di un fallimento. Dal quale, però, siamo stati capaci di dar vita ad un rinnovamento, candidando un giovane capace come Federico Del Baglivo, in una coalizione aperta a sinistra, come a Frascati, a Montecompatri e Capena». Mentre a Grottaferrata, invece, il Pd si presenta insieme agli alleati di recente più critici a livello nazionale, come l'Udc e l'Alternativa popolare del ministro Angelino Alfano, a sostegno della candidatura a sindaco di Stefano Bertuzzi. «No, ripercussioni di questo tipo non ne abbiamo avute - dice Maugliani - neanche con quelli che sono usciti dal Pd». La componente bersaniana che ha dato vita ad Articolo 1: il Movimento Democratico e Progressista, però, «ha presentato una propria lista solo a Ladispoli, interrompendo purtroppo una felice esperienza comune - allarga le braccia il segretario provinciale del Pd - Ma, nel resto dell'hinterland, non si sono visti contraccolpi, fatta eccezione per la giunta di Fiano Romano che, dal Pd, è passata ad Articolo 1». Ma nei Comuni più piccoli, quelli sotto i 15mila abitanti dove si vota con il maggioritario secco e senza ballottaggio, si sono registrate divisioni interne al Pd, confluito spesso in liste civiche. A Castelnuovo di Porto, per esempio, la segreteria provinciale ha dovuto diramare un avviso per chiarire che il «Pd è presente soltanto ed esclusivamente nella lista "Castelnuovo Rinasce Uniti per Riccardo Travaglini Sindaco" invitando gli elettori a diffidare dagli esponenti di altre liste che millantano l'appartenenza al Partito Democratico».