cerca

Mazzillo e il giallo dell’sms con Ozzimo

Il neo assessore fedelissimo dell’ex assessore Pd, lo introdusse nell’area dei popolari

Mazzillo e il giallo dell’sms con Ozzimo

1408N_-K9L_WEB

«Complimenti amico mio. Sarai un ottimo consigliere. E speriamo anche qualcosa di più». C’è un sms perduto nella cronologia del cellulare di Daniele Ozzimo, ex assessore Pd coinvolto nell’inchiesta di Mafia Capitale. Il mittente è Andrea Mazzillo, oggi divenuto a sua volta assessore al Bilancio della Giunta grillina. Quel messaggino, che lessero in molti, risale al 2013, pochi giorni dopo il primo turno elettorale che vide Ignazio Marino e Gianni Alemanno promossi al ballottaggio, quando furono resi noti i risultati dei voti di preferenza. Pur senza voler mai apparire, Mazzillo aveva partecipato attivamente alla campagna elettorale di Ozzimo, che ne parlava sempre come "un fratello". «C’era lo staff di Daniele – racconta uno dei militanti di allora – e poi c’erano delle persone che lo aiutavano, che gli davano dei consigli o che materialmente si occupavano di qualcosa. Andrea, ad esempio, era l’addetto al sito internet». Un lavoro del tutto volontario: «Quando c’era da fare qualcosa, era sempre a nome di Ozzimo o del committente e comunque pagava tutto il gruppo. Noi eseguivamo solo materialmente». Chi li ha conosciuti, parla di un rapporto molto stretto fra i due: «C’era una forte stima reciproca» e, soprattutto, «Mazzillo gli dava molti consigli su come impostare la campagna sul sociale. E poi lui serviva a Daniele per attingere, da dalemiano, all’elettorato dei popolari e di una certa "Roma Bene" che
Ozzimo, da "ragazzo di borgata", ancora non era in grado del tutto di intercettare». Pare che l’attuale assessore grillino sia rimasto in stretto contatto con l’ex Pd anche dopo la sua elezione e fino alla nomina ad assessore. Poi qualcosa è cambiato. «È possibile che si aspettasse di più – ci rivela il militante - un coinvolgimento maggiore nell’assessorato. È possibile che l’amicizia personale non sia stata intaccata, ma politicamente c’è stato un raffreddamento». Di sicuro, la militanza attiva di Mazzillo fra i Democratici crea enorme imbarazzo fra i grillini romani. E se si riesce a passare sopra le candidature municipali a cavallo fra il 2006 e il 2007, è difficile per la base pentastellata non guardare con diffidenza a quanto accaduto fra il 2012 e il 2013, quando l’attuale assessore era tesserato Pd a Casal Palocco e nel Municipio 10 faceva campagna elettorale per Andrea Tassone presidente. Dopo il «silenziatore» di Beppe Grillo, in pochi commentano apertamente su internet. Uno di questi è Tiziano Azzara, ex consigliere al Municipio Centro Storico, che attacca su Twitter: «Mi dissocio totalmente dalla parola "noi" che Raggi usa per convincere popolino dei selfie, già pronto con brindisi e cotillons». E ancora: «Se non ci sarà un sussulto di dignità degli attivisti veri, questo logoramento imposto dalla Raggi, ci farà perdere referendum e governo». E infine: «La Raggi sul tetto con Romeo è il simbolo del nuovo corso del M5S a Roma: lei spiega e lui esegue, condivisione zero e trasparenza addio». Quella di Azzara non è opinione di un singolo scontento, ma molto diffusa. Altri militanti, che preferiscono restare anonimi, ci spiegano meglio il punto: «Mazzillo non è attivista del movimento e anche a Ostia c’è chi non lo vuole considerare tale. Noi nel 2008 eravamo candidati con amici di Beppe grillo di Roma e lui era con Onorato a riempire caselle al Pd» arrivato dopo il 2013 alla Città dell’Altra Economia, durante la festa grillina e accompagnato da Frongia». Non solo: «Non è iscritto al M5S e quando è arrivato al Cae vestito di nero a prendere appunti durante gli interventi dei portavoce si capiva subito guardandolo che sarebbe stato un pericolo». 

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Salvini: "Mi criticano per le divise della polizia? Le porto con onore"

Gracia De Torres e Daniele Sandri
Il Tricolore atterra sui Fori Imperiali: ecco il lancio mozzafiato del paracadutista della Folgore
Sul palco in bermuda, il balletto di Maradona per Maduro