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Fronda contro Alfano: cinque Ncd pronti all’addio

«Anziché pensare a Ncd e a come ha ridotto questo nostro movimento in tre anni, portandolo a percentuali irrilevanti e vicine allo zero, Angelino Alfano si preoccupa di guardare in casa d’altri. Non...

Fronda contro Alfano: cinque Ncd pronti all’addio

Camera - legge stabilit finanziaria

«Anziché pensare a Ncd e a come ha ridotto questo nostro movimento in tre anni, portandolo a percentuali irrilevanti e vicine allo zero, Angelino Alfano si preoccupa di guardare in casa d’altri. Non mi apartiene l’atteggiamento di chi, pur di salvare se stesso con un trasformismo-lampo, scarica le proprie colpe guardando in casa d’altri». Sono parole pesanti come pietre quelle pronunciate da Giuseppe Esposito, senatore di Area Popolare. Frasi che bene raccontano il disagio crescente nel Nuovo Centrodestra per un risultato elettorale che ancora una volta è stato sotto le attese. Di fatto, il partito che esprime una sessantina di onorevoli tra Camera e Senato, nei vari consigli comunali appena rinnovati è scomparso. Qualche eletto a Savona e Salerno, poco altro. E la consapevolezza che anche l’asse con l’Udc, che doveva costituire il nucleo portante di Area Popolare, sembra essere saltato in questa tornata elettorale, con le due forze divise in molte delle località al voto.

A irritare la pattuglia centrista, poi, sarebbero state le diverse analisi prodotte dai vari big del partito il giorno dopo le elezioni. Se Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera, ha insistito sull’importanza del «modello Milano» per rilanciare il centrodestra, creando una coalizione che comprenda tutto da Ncd alla Lega, di diverso avviso è il ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Dobbiamo prendere atto, al di là di ogni considerazione sulla persona e sul suo tono, metodo e stile, che Salvini sta facendo la sua strada, quella di un centrodestra che non è più centro ed è solo destra». Lo smarrimento del gruppo parlamentare si incentra tutto sulla domanda sul «dove vogliamo andare». L’originario progetto Ncd si è di fatto dissolto. Buona parte dei «soci fondatori», da Nunzia De Girolamo a Gaetano Quagliariello fino a Giuseppe Scopelliti, hanno già abbandonato la barca. Molti altri potrebbero aggiungersi presto, forse già entro una quindicina di giorni. Si racconta di quattro-cinque senatori tentati dal ritorno in Forza Italia. «Ormai - si sfoga un parlamentare - ogni qualvolta chiediamo un chiarimento o manifestiamo delle contrarietà, a venire a mediare non sono più i referenti del nostro partito, ma esponenti del Pd come il capogruppo al Senato Zanda. Con i "big" di Ncd praticamente non ci sono più rapporti». Tra i delusi ci sarebbero diversi senatori del Sud, in special modo siciliani, calabresi e pugliesi. Esponenti con un buon seguito sul territorio convinti di poter far poco in un partito che, alle prossime elezioni rischia di non superare lo sbarramento del 3%. E quindi propensi a giocarsi le proprie chance di rielezione in contenitori più grossi. Forza Italia per alcuni. Magari il Pd per altri.

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