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"Quel Governatore parlava con Gelli"

Il libro-testamento con le ultime verità del capo della Loggia P2 "Il Venerabile si telefonava spesso con un noto presidente di Regione"

Un Licio Gelli per nulla auto commiserante e ancora arguto nonostante l’età. E’ quello che emerge dal libro Loggia P2. Una storia unica (Acar Edizioni). Autore è Mirko Crocoli, giornalista che ha incontrato frequentemente il Venerabile negli ultimi due anni della sua vita, ultimi giorni compresi . Scoprendolo ancora molto attivo e dedito a ricevere gente. «Un bel via vai», racconta Crocoli, «l’agenda giornaliera sembrava ricca di impegni». Molte anche le telefonate di «persone tutt’ora influenti». Crocoli ricorda che una volta Gelli, dopo aver buttato giù, gli confesso che di là della cornetta c’era «un Governatore Regionale, un nome molto noto». “Ci sentiamo spesso –gli rivelò- siamo buoni amici e di tanto in tanto mi chiede un consiglio». Quel che esce dal libro è un ritratto degli ultimi settant’anni di storia, nato dalle parole di un uomo dipinto dalla cronaca come Alfa e Omega dei complotti più recenti. Ne proponiamo alcuni passaggi.

 

 

P2, Gladio e l’«Anello»

«La segretezza della Loggia era lecita, legittima e approvata dai vertici, così come l’intero sistema massonico», spiega Gelli. La finalità? La ricostruisce Crocoli, interpretando la testimonianza del Venerabile: «MI diceva che era mero scopo politico, in un periodo in cui il pericolo dell’Unione Sovietica e l’ascesa del Comunismo in terra d’Italia era serio e realmente concreto”» Stando alla narrazione di Gelli, poi, la P2 non era la sola organizzazione di questo tipo: «Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l’Anello». L’Anello? Già. Viene definito «un’organizzazione quasi sconosciuta, una sorta di servizio segreto parallelo e clandestino, possibile anello di congiunzione tra i servizi segreti e la società civile».

 

 

L’uccisione di Moro

«Il tentato compromesso con il Pci lo ha ucciso!», rivela Gelli, «e non solo per volontà delle BR ma anche perché probabilmente l’accordo italiano infastidiva sia Washington che Mosca». Tuttavia riconosce che Cossiga tentò all’ultimo di salvarlo, ostacolato dalle diverse correnti della Dc.

 

 

La cena di Berlusconi

Crocoli riporta il racconto di Gelli sull’ingresso nella P2 del Cavaliere: «L’iniziazione è avvenuta a Roma, in via dei Condotti, nei 500 metri quadri di sede capitolina. A cerimonia conclusa, la piacevole serata proseguì con una cena intima in uno dei famosi locali della Capitale a cui parteciparono dai 5 ai 6 commensali, il giornalista (...) in primis».

 

 

Dalla Chiesa abbandonato

Anche il generale, ucciso a Palermo nell’82 dove era Prefetto, apparteneva agli elenchi della P2. Gelli lo ricorda così: «Spadolini (all’epoca dell’assassinio premier n.d.r) lo ha mandato a morire da solo in Sicilia, senza un minimo di appoggio delle nostre istituzioni… quell’omicidio poteva essere evitato».

 

 

Tra Craxi e il Garofano.

Anche l’apogeo del Psi è affrontato da Gelli. Crocoli ne riporta la conferma del suo appoggio, «tramite alcuni istituti di Credito vicini a Propaganda 2, nei confronti delle casse deboli e in rosso del Partito Socialista. Era l’Epoca di Silvano Larini e del ‘conto protezione’”. Quanto a Craxi, Gelli lo ricorda così: «Qualsiasi cosa fatta per l’amico Bettino è stata ben fatta poiché era un partito che attirava gli interessi di molti e poteva contare su un bacino elettorale significativo».

 

 

P3 e P4, Bisignani e Verdini

Sulle presunte organizzazioni simili alla P2, oggetto negli ultimi anni di inchieste giudiziarie, Gelli è chiaro: «nessuna consequenzialità con la P2 e nessuna Super Loggia è mai più esistita dopo la mia». Sui protagonisti di queste vicende, rivela solo di aver «indirizzato un giovanissimo Bisignani alla corte dell’onorevole Stammati». Quanto a Denis Verdini, il giudizio è lapidario: «Non posso dire che mi stia simpatico, anzi, tutt’altro. È la più grossa delusione che mi ha dato Silvio Berlusconi».

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