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Riforme costituzionali, Renzi lancia la campagna per il sì al Referendum: "Si cambia dopo 63 governi"

Il premier a Firenze: "Tra il 10 e il 12 maggio votiamo le unioni civili, servirà la fiducia" VIDEO - PROTESTA I risparmiatori di Banca Etruria contestano il premier

Riforme costituzionali, Renzi lancia la campagna per il sì al Referendum: "Si cambia dopo 63 governi"

renzi referendum

Un maxischermo alle sue spalle con un "sì" barrato, così il premier Matteo Renzi al Teatro Niccolini di Firenze ha aperto la campagna per il sì al referendum costituzionale di autunno: "Il lavoro di questi due anni ha prodotto un cambiamento radicale ma la sfida più grande inizia adesso".

"Io non sarei mai arrivato a Palazzo Chigi - sostiene il premier - se non avessi avuto una straordinaria esperienza di popolo. Ora c'è una partita che da solo potrei anche vincere ma non basterebbe. Nel referendum la domanda è molto semplice: sì o no. Ma lì dentro c'è molto di più: c'è la riforma istituzionale", ha aggiunto ribadendo che "la riforma non è contro chi ha combattuto per la libertà. Con il referendum - ha proseguito - un presidente della regione non guadagnerà più del presidente del Consiglio, ma neanche più del presidente degli Stati Uniti... Certo non si fanno le riforme per questo ma comunque.... Tutte queste cose determineranno divisione tra l'Italia che dice sì e l'Italia che sa dire solo no. Io non mi risparmio: non siamo noi a vincere questa sfida. La rottamazione non vale solo quando si voleva noi: se non riesco vado a casa. Ora è essenziale che ognuno di voi si prenda un pezzettino e da domenica 15 maggio pubblicheremo come fare".

 

 

 

Impegno in Libia "L'Italia - sostiene Renzi - è una grande potenza mondiale ed è importante perché il mondo sia un po' meno confuso. Risulta più facile farlo perché siamo nati a Firenze, perché qui si rispettano gli altri ma sappiamo avere lo sguardo alto, anche sul mondo. Negli ultimi anni l'Italia aveva smarrito filo politica estera, c'è un grande bisogno di Italia in Europa che se no diventerebbe troppo tecnocratica", ha aggiunto ricordando anche l'impegno in Libia e il fatto che l'Italia ha un sistema di intelligence "tra i migliori al mondo. Lo avessero tutti". Chiudere la frontiere, ha poi detto, "come voleva Salvini non è una risposta. Bisogna investire in sicurezza, ma bisogna investire anche nelle periferie".

 

 

Unioni civili "Se partono gli investimenti - dice poi il premier a proposito delle prospettive economiche nazionali - l'Italia riparte. Cose che si sanno, ma le ridico per dire che tutto quello fatto è enorme, ma non basta: la vera sfida inizia adesso. Ora ci criticano quelli che due anni fa hanno firmato il fiscal compact. Tra il 10 e il 12 maggio votiamo le unioni civili, probabilmente con la fiducia, e il 25 maggio ci sarà il voto della legge sul terzo settore". "Giusto preoccuparsi delle aziende in crisi, Sulcis, Guess: grazie a Job act 398 mila persone in più che lavorano. Non basta". Renzi ha ricordato anche 350 mila disoccupati in meno. "Ieri quasi 400 mila persone hanno potuto festeggiare la giornata del lavoro".

 

 

Banche "Lobby delle banche... Io al massimo potrei fare la lobby degli scout... Ma anche sul tema delle banche abbiamo eliminato il meccanismo atroce e assurdo delle banche popolare, garanzie alle banche di credito cooperativo e salvato i correntisti di quelle banche che rischiavano di perdere le obbligazioni, per le quali si è provveduto a trovare soluzione". Renzi ha poi aggiunto che "i problemi delle banche non si originano qui, ma che hanno visto intere classi dirigenti reggersi l'un l'altra. Abbiamo messo la parola fine, e adesso diciamo portiamo le banche a dare credito alle piccole imprese, alle famiglie. Il punto fondamentale - ha proseguito il premier - è che ancora non siamo riusciti a restituire all'Italia quel sentimento di orgoglio, di appartenenza, di passione, fondamentale per una grande impresa. A Firenze è cambiato tutto quando ho pedonalizzato piazza Duomo: non ci credeva nessuno.... Molto più importante del pil, dell'Irap... quello che sta nell'agenda è restituire agli italiani l'orgoglio di appartenere qualcosa di grande".

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