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Dagli insulti alla becera ironia La gogna sinistra per i marò

Pagine web, scritte sui muri e campagne contro Girone e Latorre

Dagli insulti alla becera ironia La gogna sinistra per i marò

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Dileggio sistematico. Offese e oltraggi sul web come sui muri delle città con la certezza dell’immunità e soprattutto con la copertura morale della sinistra estrema e dell’area antimilitarista. Contro i marò si può dire e scrivere qualsiasi vergogna. I fischi riservati al governatore Giovanni Toti che evoca il tema di «dignità nazionale» della libertà dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono solo l’ultima pagina di un rotocalco quotidiano di odio che quelli della «parte giusta» riservano agli «altri», ai nemici antichi o nuovi che catalogano sbrigativamente nel girone dei fascisti, dei militari, degli uomini di destra.

«Il 25 aprile - spiega a Il Tempo lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco - è una ricorrenza che alimenta istinti fratricidi e rinfocola le divisioni della guerra civile. Così il conformismo di certe piazze si alimenta con riflessi condizionati che rimandano a Pavlov. Mai a Genova sarebbe stato fischiato un appello per la verità su Regeni o per la libertà delle due Simone». Due pesi e due misure. «I marò - analizza ancora - sono percepiti e mortificati come i morti di Nassiriya. Da qui gli istinti impuniti declinati in insulti, vergogne che legate a doppio filo all’appello contro il commissario Calabresi, summa dell’odio civile e politico di certi ambienti. È la dura legge del gramscismo: la cristallizzazione del riflesso condizionato. In automatico loro sono migliori. E così i fischi di Genova ai marò sono la seconda beffa per i militari, dopo l’infausta dedica della giornata del 25 aprile da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

Il catalogo-web degli oltraggi ai marò, intanto, registra sempre nuove puntate su Facebook. Sotto la coperta ipocrita della satira, sul social di Zuckerberg è registrata la rivista «I nostri Marò», che ricalca nei colori il periodico dedicato a Papa Francesco. Le copertine, postate con una certa frequenza, sono piene di velenoso sarcasmo, come per l’immagine pubblicata come pesce d'aprile: titolo «Potete tornare», foto dei fucilieri e logo di Scherzi a parte. Nelle settimane precedenti i due leoni del San Marco erano diventati «Li chiamavano vu sparà». Ha addirittura oltre centodiecimila follower la pagina «I marò e altre creature leggendarie». La foto-profilo è un fotomontaggio dell’Ultima cena con i volti di Gesù e degli apostoli travisati dalle immagini dei due militari pugliesi. I link proposti? Una puntata immaginaria di Ciao Darwin, «indiani vs marò», presentata come «la sfida che tutti stavamo aspettando per i nostri Marò e per la patria».

Dal 2012 l’elenco di offese ai due fucilieri innocenti è sterminato. La pagina Fb «Impicchiamo i marò» è stata cancellata: esponeva inviti ad applicare la pena capitale per i due soldati. L’amministratore si trincerò dietro queste scuse: «La pagina chiude. Questa misera pagina Facebook, come molte storie d’amore, è nata per gioco ed è diventata qualcosa di più. No, non c’entrano le minacce e nessun True Marò Lover si è appostato armato sotto casa mia. Il problema è legale». Resta operativo il link al videogame «Marò Slut», un gioco sparatutto con protagonisti i marinai del San Marco. I due ideatori, Emiliano Negri e Antonio Del Maestro, corredano la homepage con questa avvertenza: «È stato creato in un tempo abbastanza ristretto, con l’intento di divertire e non quello di stupire. Ripetiamo che comunque non vogliamo offendere nessuno, e non vogliamo assolutamente prendere in giro i protagonisti di una vicenda così delicata».

Anche nelle città di tutta Italia sono frequenti le scritte anti-marò. A Bari ce ne sono in due zone centrali; «Marò a morte» è il mantra dei centri sociali, mentre a Lecce furono affissi nel 2014 manifesti con questo testo: «Ma quali eroi... sono due assassini». Infine ieri il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, è stato criticato per aver pubblicato sulla sua pagina una foto per la liberazione dei marò con tricolore e fiocco giallo. Irati i commenti da sinistra: «Quest'immagine incarna l’ignoranza totale e imperante da parte dell’attuale amministrazione riguardo alla festa della liberazione. Che a qualcuno sia venuto in mente di associare questa vicenda alla liberazione del nostro paese dal nazifascismo, mi fa vergognare di essere veneziano».

Eppure l'unica vera vergogna resta la farraginosa gestione del caso marò, con Girone «prigioniero» a Nuova Delhi dal marzo 2013.

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