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«Caro Silvio, così umili i tuoi fedelissimi»

Antonio Angeli a.angeli@iltempo.it «Le amministrative di Bolzano potevano segnare il rilancio di Forza Italia e invece, con una serie di decisioni incomprensibili, Berlusconi sta cancellando il suo...

«Le amministrative di Bolzano potevano segnare il rilancio di Forza Italia e invece, con una serie di decisioni incomprensibili, Berlusconi sta cancellando il suo partito», parola di Michaela Biancofiore, pasionaria della prima ora del berlusconismo rampante che ora parla di «liquidazione di Forza Italia», a causa dei tanti, dei troppi che hanno tradito. «Però, caro presidente - afferma ancora la Biancofiore - così tu umili chi ti è sempre stato fedele. Chiamaci e spiegaci cosa sta accadendo, perché noi siamo pronti a seguirti. Sempre e dovunque».

Onorevole Michaela Biancofiore, lascerà Forza Italia?

«È la domanda che mi fanno tutti, darò una risposta dopo l’8 maggio, data delle elezioni comunali a Bolzano. È difficile rimanere, a combattere, quando sei da solo. La mia battaglia per Bolzano era quella che diceva di volere Berlusconi: unità del centrodestra e rilancio di Forza Italia. Gli ho consegnato questo schema, con la candidatura a sindaco di Igor Janes, in grado di vincere al primo turno. E invece, proprio per mano di Berlusconi, ha avuto via libera Mario Tagnin, il "Marino" dell’Alto Adige, che ha spaccato l’unità del centro e del centrodestra, che io avevo faticosamente raggiunto».

Perché?

«Questo bisognerebbe domandarlo a Berlusconi, io sono in Forza Italia da 22 anni e ho sempre combattuto per lui con caparbietà e lealtà. Ma oggi è difficile comprendere dove stia andando il presidente. Se ha in mente il Patto del Nazareno e vuole consegnare la città a Renzi merito, almeno privatamente, di essere chiamata e essere informata, con un dialogo a quattr’occhi. E invece a me ha detto una cosa e all’onorevole Gardini esattamente il contrario».

Bolzano non è un caso isolato.

«Ma è un caso clamoroso. È la prima città che va al voto, il mio sogno era chiudere la campagna elettorale con la foto di Bologna, i tre leader insieme sul palco e poi la vittoria, scontata, al primo turno dell’avvocato Janes. Gli stessi maggiorenti del partito, da Matteoli a Romani, da Tajani a Gasparri, Brunetta e Toti che mi hanno aiutata e che ringrazio, non riescono a spiegarsi la situazione» .

E Roma?

«La situazione è diversa. Lì i leader hanno raggiunto una posizione comune con la candidatura di Bertolaso, poi è accaduto qualcosa di misterioso e la Meloni con Salvini si sono tirati indietro. È tutta una situazione piena di misteri masochistici, da kamikaze, per Bolzano, come per Roma, Bologna o Torino. Facendo così si perde».

Qualcuno dice che si vuole perdere.

«Ma Berlusconi non è finito, però si autoinfligge delle punizioni. Il centrodestra è in maggioranza nel Paese, visti anche i casi di Potenza e poi il pil, c’è una flessione del Pd e della fiducia in Renzi e noi ci dividiamo ovunque».

E allora?

«Oggi non sono io che non resto in FI, ma mi domando cosa resta di FI. Se Berlusconi vuole liquidare il partito, perché è diventato un peso o perché vuole favorire la nascita di un nuovo gruppo, il Partito della Nazione, nessuno gliene vuole. Evidentemente in ventidue anni di Forza Italia non ho capito nulla. Non resta che domandarmi: in cosa ho sbagliato?»

È la fine di un amore?

«È il consumarsi di un amore, di una grande passione politica, ma non ne capisco il perché, io ho giocato il suo schema, poi non l’ho più sentito, lui non mi ha più chiamata e dopo ventidue anni non ho rinnovato la tessera del partito».

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