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"Non è stata una scelta politica ho solo tutelato il bambino"

Parla il magistrato

«Se questa sentenza può essere una spinta per il Parlamento a prendere una decisione, mi fa solo piacere». L'ex presidente del tribunale per i minori di Roma Melita Cavallo parla chiaro, come la storica decisione che - prima di andare in pensione il 31 dicembre 2015 - ha lasciato in eredità al Paese in largo anticipo sul dibattito sanguinoso consumatosi a febbraio in Senato e conclusosi con la caduta della stepchild adoption dalla legge sulle unioni civili. Per la prima volta, con la sentenza resa nota ieri, è stata riconosciuta l'adozione di un bambino (nato in Canada con la maternità surrogata) da parte di una coppia di uomini.

 

 

Dottoressa, ancora una volta la magistratura esercita un ruolo di supplenza rispetto alla politica, anzi scavalca le stesse decisioni prese dal Parlamento dopo un lungo e sofferto dibattito. Non crede?

«Non c'erano ancora le decisioni della politica quando io ho fatto questa sentenza, non ricordo neanche quanti mesi fa l'ho fatta. Mi sono limitata ad applicare la legge e basta».

 

 

Il diritto all'adozione per le coppie omosessuali anche con maternità surrogata è già riconosciuto dalla legge?

«La legge italiana chiede al giudice minorile di individuare l’interesse superiore del bambino a permanere o a non permanere in una data situazione che gli viene rappresentata. L’interesse del minore è fondamentale, deve prevalere su ogni altra considerazione».

 

 

E a chi obietta che l’interesse primario del bambino può non consistere nel crescere insieme a due padri come risponde?

«Questa domanda la rivolta a uno psicologo, o ad un antropologo. Io come giudice ho applicato la legge e ritengo che le due figure maschili che ho ascoltato siano in grado di garantire al bambino, figlio di uno dei due, tutto ciò di cui ha bisogno sia sotto il profilo materiale sia sotto il profilo affettivo».

 

 

È corretto dire che questa sentenza sdogana la pratica dell’utero in affitto?

«L’utero in affitto è un’espressione dispregiativa riferita a situazioni che avvengono in alcuni Paesi, e che sono sicuramente da rifiutare perché il corpo di una donna non è in prestito né in vendita. Le due persone di cui il tribunale si è occupato hanno seguito le regole vigenti del Canada che regolamenta molto strettamente queste situazioni. Non si tratta di affitto di un utero, ma della gestazione di una donna che ha già partorito più volte, che ha dato la sua disponibilità ad aiutare una coppia in cambio della possibilità di rimanere a casa per tutto il periodo dei nove mesi assentandosi dal lavoro. Si fa un contratto regolare con un’agenzia, in un Paese che funziona bene, che accetta questa gestazione e la regolamenta in modo rigoroso ed equilibrato. Il bambino della coppia continua a mantenere contatti con la donna che l'ha portato in grembo».

 

 

Perché ha emesso una sentenza così importante poco prima di andare in pensione?

«La decisone è stata presa da un collegio, dopo aver sentito anche pediatri e psicologi. Ho voluto lavorare come giudice, e non solo come presidente, perché c’era un arretrato enorme e per dare il mio contributo a smaltirlo

 

 

Ora il Parlamento sarà costretto a intervenire con una legge su stepchild adoption e maternità surrogata? Eppure il mondo cattolico è appena uscito vincitore dalla battaglia per eliminare la stepchild adoption dalle unioni civili.

«Io sono cattolica e cerco di essere anche osservante, però ritengo che la vita sia comunque da preservare, da tutelare e che gli vada garantito un contesto armonico per la sua crescita. Non dobbiamo demonizzare la famiglia omosessuale, ma accoglierla come accogliamo tutte le forme di famiglia».

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