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Ronzulli (FI): "Lavoro e gravidanza? Mia figlia è cresciuta in Parlamento"

Intervista all'ex europarlamentare: "Strumentalizzate le parole di Guido. La Boschi si scandalizza? Ma se non hanno neanche il ministro per le Pari opportunità"

Ronzulli (FI): "Lavoro e gravidanza? Mia figlia è cresciuta in Parlamento"

RONZULLI

Licia Ronzulli, già europarlamentare di Forza Italia, per Bertolaso la Meloni deve «pensare a fare la mamma».

«Conosco Bertolaso come un gentiluomo. Non voglio vedere "machismo" nelle sue parole. Bensì la dolcezza del papà o del nonno che vuole proteggere una donna e la mette in guardia rispetto alle difficoltà che potrebbero sorgere in gravidanza».

 

 

Si è scatenato un polverone. Sincera solidarietà o strumentalizzazione?

«Vedo tre motivazioni. Sicuramente da una parte c’è la giusta solidarietà per Giorgia. Dall’altra l’uso strumentale, in questo caso positivo, delle parole di Bertolaso: non contro di lui, ma per rivendicare il giusto diritto delle donne a scegliere se continuare a lavorare o meno, anche in gravidanza. Perché a un uomo o a un papà non si chiede mai come riesce a far tutto? Infine, il terzo aspetto è la strumentalizzazione contro Bertolaso: la volontà di azzoppare la sua corsa al Campidoglio. È una brutta abitudine usare questi temi come armi politiche. Lo sa anche Giorgia Meloni, attaccata per l’annuncio della gravidanza al Family Day. Ecco, alla Boschi che ne ha approfittato per scagliare la sua pietra vorrei dire una cosa».

 

 

Quale?

«Perché non si scandalizza per la scelta di Renzi di non istituire un ministero delle Pari opportunità? Il formidabile lavoro svolto dal governo Berlusconi e in particolare dal ministro Carfagna non ha trovato continuità. Il governo é immobile, indifferente, silenzioso. Poi, però, alle Europee ha candidato tutte donne capolista. Perché a Renzi interessano gli spot, non i problemi. È questo lo scandalo».

 

 

A Strasburgo fu fotografata mentre allattava e votava. Come ha fatto?

«Mia figlia è cresciuta in parlamento. Aveva 44 giorni quando ho ricominciato a lavorare a Strasburgo. Forse inconsapevolmente, ho fatto cose in gravidanza che oggi non rifarei. Ho persino "nascosto" i certificati medici che mi avrebbero impedito di volare pur di tornare a Strasburgo. Perché sono una convinta sostenitrice delle donne che orgogliosamente lavorano con il pancione, perché amavo quello che facevo e volevo continuare a farlo. Quando ero incinta di sei mesi sono stata ricoverata perché si temeva un parto prematuro e due giorni dopo ero di nuovo sull’aereo. Sentivo che era giusto così, conoscevo i miei limiti, sapevo dove spingermi. Ecco, forse oggi, con una consapevolezza diversa, mi sacrificherei di meno. Perché ho nostalgia di alcune cose - pitturare la stanza di mia figlia, leggere i libri "premaman" - che all’epoca non ho fatto. Ma sono scelte personali, ogni gravidanza ha la sua storia, Giorgia deve fare ciò che sente. Ascolterà se stessa e la vita che giorno dopo giorno cresce dentro di lei, e saprà cosa fare. E poi diciamoci la verità: noi in fondo siamo delle privilegiate. Ci sono donne costrette a svolgere lavori a rischio, pesanti e pericolosi fino a pochi giorni dal parto e magari senza protezioni assicurative e tutele. A quelle donne nessuno si preoccupa di dire: godetevi la gravidanza».

 

 

All’estero è diverso?

«Non voglio citare sempre i paesi scandinavi, che sono più ricchi rispetto a noi. Ma basta prendere il caso della Francia, dove una donna ha diritto a meno settimane di gravidanza ma, quando torna al lavoro, ha a disposizione una serie di servizi che le permettono realmente di conciliare tutti gli impegni».

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