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Juncker snobba Renzi E fa l’inchino a Napolitano

Il presidente Ue a Roma si precipita da Re Giorgio

Juncker snobba Renzi E fa l’inchino a Napolitano

JUNCKER NAPOLITANO

È rimasto al Colle più di tutti i suoi predecessori, sette più due anni. E anche quando ne è sceso, ed è diventato presidente emerito, è rimasto con tale pienezza di poteri (non più effettivi ma di moral suasion sul sistema istituzionale) da essere ancora praticamente il padrone dell’agone politico italiano. La prova? Ieri il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, è arrivato a Roma e ben prima di iniziare i colloqui formali con il premier Matteo Renzi si è inchinato a «Re Giorgio».

 

Più che un saluto si è trattato di un autentico vertice, se si tiene conto che a Palazzo Madama per un colloquio riservato i due hanno parlato per ben 45 minuti, senza concedere ai giornalisti nemmeno una foto insieme. Le uniche due foto dell’incontro le ha twittate lo stesso Juncker con annessa didascalia in italiano: «Con il mio caro amico Napolitano. Sempre vivo il suo grande spirito europeo» ha cinguettato. Solo dopo aver fatto l’inchino a Napolitano, Juncker ha iniziato il suo giro di visite ed è andato da Renzi. Anche per lui foto su twitter e commento non nel familiare italiano ma nel più distaccato inglese: «Felice di incontrare l’amico Renzi durante la visita in Italia prepariamo il Consiglio Europeo del 7 marzo. Insieme per un'Europa più forte».

 

Probabilmente Juncker ha ringraziato Re Giorgio per l’obbedienza mostrata le scorse settimane quando gli eurocrati erano preoccupati per i toni usati da Renzi nei confronti dell’austerità. Secondo i retroscena, nei giorni della massima tensione, sarebbe partita una telefonata da da Bruxelles al Quirinale per sondare la disponibilità del Capo dello stato a richiamare Renzi ai suoi doveri di sudditanza all'Ue.

 

La burocrazia europea era abituata bene con Napolitano, che nel 2011 assecondò senza fiatare le manovre per pilotare l’ascesa di Mario Monti a capo del governo tecnico estromettendo Berlusconi. Mattarella avrebbe, invece, fatto capire che l’equidistanza legata al ruolo di garante della Costituzione sarebbe stata rispettata. A quel punto il pressing si è spostato nuovamente sull’affidabile Napolitano. Il presidente emerito si è rimboccato le maniche e con una lunga intervista a Repubblica si è riproposto come vero garante degli interessi europei in Italia. Insomma nonostante non risieda più al Colle le ingerenze di Napolitano continuano a guidare e orientare la vita politica italiana. Dunque onori europei a lui mentre per Renzi è rimasta solo una pacca sulla spalla.

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