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Bertolaso spinge la Meloni verso il sì

L’"outing" dell’ex capo della Protezione civile accelera la risoluzione del caso Roma Giorgia sorpresa dalla spinta popolare "prenota" la Le Pen per un comizio nel Lazio MATRIMONI GAY Marino replica a Giachetti

L’ipotesi della candidatura di Guido Bertolaso a sindaco di Roma - con la conferma dell’interessato in un’intervista a Il Tempo - fa «precipitare» la situazione nel centrodestra e spinge Giorgia Meloni verso il sì alla corsa al Campidoglio. Un «sì» che resta appeso a mille condizionali, ma che oggi appare la soluzione più probabile anche perché caldeggiata da settimane - se non da mesi - dagli altri due protagonisti della «foto di Bologna», Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
Chi ha avuto modo di confrontarsi con Giorgia Meloni negli ultimi giorni l’ha descritta sempre più propensa ad accettare l’onere e l’onore di contendere la Capitale alla sinistra e ai grillini. A convincere la riluttante leader di Fratelli d’Italia sarebbero stati soprattutto gli attestati arrivati nelle ultime settimane dal «popolo» del centrodestra, una sorta di «moral suasion» degli elettori per spingere Giorgia a non perdere un potenziale appuntamento con la storia.
L’«outing» di Bertolaso, però, ha rimescolato le carte. Perché l’ex capo della Protezione Civile risponde a quell’«alto profilo» più volte auspicato dai leader del centrodestra per riprendersi Roma. La stessa Meloni nutre grande stima per Bertolaso, e tornando indietro di qualche anno si può ricordare come nel 2009 l’allora ministro della Gioventù consegnò proprio all’ex capo della Protezione Civile il «Premio Atreju» per l’impegno profuso dopo il terremoto abruzzese.
Il punto, però, è che se il centrodestra vuole vincere deve scegliere il nome più forte. E al momento quel nome è proprio Giorgia Meloni. Un ulteriore indizio in tal senso è la richiesta che ieri sera la leader di FdI ha fatto a Marine Le Pen durante una cena comune a Bruxelles: partecipare a un comizio a Roma in vista delle Amministrative. È chiaro che l’unico candidato che davvero la Le Pen potrebbe sponsorizzare è proprio Giorgia: difficile, insomma, che la leader del Front National tiri la volata a Marchini o Bertolaso.
Al puzzle manca ancora la tessera finale: l’ufficialità. Un po’ perché si vuole lasciare «decantare» per qualche giorno l’ipotesi Bertolaso, per capire se effettivamente i riscontri popolari potrebbero «pareggiare» quelli di una candidatura della Meloni. Un po’ perché manca ancora l’incontro decisivo tra i tre leader del centrodestra. Berlusconi, Salvini e Meloni dovrebbero vedersi già questa settimana - si vocifera già domani - o al massino all’inizio della prossima. Come che sia, in quell’occasione potrebbe essere scritta la parola fine a una telenovela che dura da troppe puntate e che, inizialmente, i tre leader avrebbero volentieri rimandato al prossimo 20 febbraio, con la manifestazione unitaria a Roma.
E se su Bertolaso spuntano anche le perplessità di alcuni leghisti - «È sotto processo. Sarebbe questo il rinnovamento?» - non sono andati a segno gli ultimi ammiccamenti al centrodestra tentati da Marchini. La sua apertura alle primarie del vasto fronte moderato è stata subito rigettata dal meloniano Fabio Rampelli: «Marxini? Meglio che competa con Giachetti e Morassut» ha chiosato il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia.
Marchini può comunque consolarsi per aver messo radici anche alla Regione Lazio, dove quattro consiglieri vicini all’ex Ncd Andrea Augello - De Lillo, Di Paolo, Malcotti e Sabatini - hanno dato vita al gruppo Cuoritaliani che sembra mirare proprio a sostenere la candidatura di Alfio verso il Campidoglio. Candidatura che, ormai appare certo, avrà un avversario di spessore anche nel centrodestra.

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