Lo zampino della «dama nera» sulle Autostrade del Lazio

Quel ruolo di Antonella Accroglianò, la «Lady tangenti» dell’Anas, nel consiglio di amministrazione di Autostrade del Lazio spa dove è responsabile della trasparenza, proprio non convince Carlo Santori, consigliere del gruppo misto ex de La Destra. Con una nota ha denunciato la presenza della funzionaria, arrestata giovedì scorso con l’accusa di associazione per delinquere e corruzione. Immediata la reazione del Regione Lazio, secondo cui «è stato chiesto ad Anas la rimozione» della donna, che dovrebbe essere formalizzata al prossimo cda dell’ente previsto per il 2 novembre. Dalla Regione, inoltre, hanno voluto precisare che la Accroglianò è stata «nominata nel 2011 e poi confermata nel 2014 nel cda di Autostrade del Lazio direttamente dall’Anas, azionista al 50% della società». Hanno aggiunto che «in questa nomina, avvenuta ben prima della conoscenza di qualsiasi indagine della Procura della Repubblica, la Regione Lazio non c’entra assolutamente nulla. Inoltre la Regione, appena appresa la notizia delle accuse rivolte alla signora Accroglianò ha subito chiesto al presidente di Autostrade del Lazio, Raffaele Stajano, di chiederne ad Anas l’immediata rimozione». Ieri si sono svolti i primi interrogatori di garanzia. Il dipendente Giovanni Parlato ha ammesso di aver intascato una tangente da 25mila euro, somma che gli era stata trovata in macchina dopo una perquisizione della Guardia di Finanza. In particolare, ha ricostruito come il denaro, una tranche di una più ampia mazzetta da 50mila euro pagata dai fratelli Giuseppe e Saverio Silvagni (per far innalzare il valore dell’indennità per l’esproprio di un loro terreno in Calabria), sarebbe stata divisa tra i funzionari infedeli di Anas. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere, invece, la Accroglianò, la «dama nera» che, tuttavia, si è detta pronta a collaborare con i magistrati, fornendo nei prossimi giorni una memoria difensiva. L’inchiesta è del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma, che sta ricostruendo un giro corruttivo all’interno del Coordinamento tecnico amministrativo dell’ente. Un «sistema» tangentizio orchestrato dalla Accroglianò in concorso con Parlato, ma anche con gli altri funzionari arrestati: Oreste De grossi, Antonio Ferrante e Sergio Lagrotteria. Stando alla ricostruzione investigativa, il reparto viaggiava su un doppio binario: da una parte c’era quello di facciata. Dall’altro la logica criminale: dietro tangenti si sarebbero veicolati gli atti in favore di imprenditori anche sponsorizzati dall’ex sottosegretario Pd Luigi Giuseppe Meduri, con i quali avrebbe «organizzato anche un incontro con un ministro» per far ottenere loro ulteriori appalti. Meduri è stato sospeso dalla Commissione di garanzia del Pd, in quanto il suo ruolo all’interno dell’inchiesta risulterebbe avere contorni importanti. L’ex sottosegretario alle Infrastrutture in carica dal 2006 al 2008 col Governo Prodi, nonché presidente della Regione Calabria dal 1999 al 2000, avrebbe giocato un ruolo rilevante nell’affare legato alla Variante stradale di Morbello, in Piemonte. Una commessa da 145 milioni di euro aggiudicata dall’impresa Tecnis spa, degli imprenditori finiti ai domiciliari Concetto Bosco Lo Giudice e Domenico Costanzo che, però, intendono trasferire alla Cossi costruzioni spa. L’operazione finisce sotto il monitoraggio di Anac, presieduto da Raffaele Cantone. Perché si scopre che il «trasferimento» del contratto d’appalto sarebbe dovuto avvenire con una «camuffata» cessione di ramo d’azienda. Un modo, per la Procura, «che in ipotesi di comportamenti fraudolenti, potrebbe dare luogo a un aggiramento delle regole di evidenza pubblica, giungendosi ad assegnare all’amministrazione un contraente che la stessa non ha scelto». E infatti dietro l'operazione ci sarebbe stata una tangente da 150mila euro. Il mediatore sarebbe Meduri, che avrebbe fatto entrare in contatto i due imprenditori con la Accroglianò. C’è un documento per mettere a punto il piano: «una presa d’atto» sulla quale è necessaria la firma dell’ex presidente di Anas, Pietro Ciucci. Ma il documento, per la sua definizione, finisce a un dirigente. Meduri, però, si sarebbe preoccupato anche di far stringere ai due imprenditori rapporti con la politica nazionale. Lo dice la stessa Accroglianò nelle intercettazioni: «Stanno messi bene, perché poi Meduri li ha fatti incontrare anche con il ministro, gli hanno fatto vedere il progetto».