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Ancora scissioni nel Pd. Verso Vendola

Il nuovo soggetto nascerà l’anno prossimo e si chiamerà «A Sinistra» o «Sinistra Italiana»

La sinistra, quella alternativa al Pd di Renzi, è pronta a battere un colpo e lo farà in pompa magna il prossimo 7 novembre a Roma. Ieri l’altro, il leader di Sel Nichi Vendola ha tracciato la strada, ritenendo ormai rottamato quel centrosinistra ucciso dal premier fiorentino con l’ingresso in maggioranza di Verdini e con un anno di politiche di governo tutt’altro che di sinistra. Il Consiglio nazionale di Sel ha ratificato la linea politica, annunciando l’avvio di un percorso che porterà a un nuovo soggetto politico.

Il documento approvato sabato non rappresenta comunque un fulmine a ciel sereno. Le conclusioni alle quali arriva l’organo direttivo di Sel sono state infatti in qualche modo ispirate da Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio e dirigente molto vicino a Vendola, nel libro A fattor comune - Visioni e buone pratiche per fare sinistra , che esce oggi.

Ma cosa sarà la Sel 2.0. Per prima cosa il nome. Due le alternative allo studio: «A Sinistra» o «Sinistra italiana». Il tempo però stringe, perché il nome va trovato in tempo per il varo dei nuovi gruppi parlamentari che verranno presentati all’inizio di novembre. L’ipotesi su cui lavorano i vendoliani è una grande iniziativa al teatro Quirino per la mattina del 7 del mese prossimo, cioè tra due settimane, quando verranno presentati i nuovi gruppi parlamentari. La compagine al Senato - dove Sel è un sottogruppo del Misto - è destinata ad allargarsi grazie all’arrivo di 5-6 ex grillini. Il nuovo gruppo parlamentare a Palazzo Madama sarà così autonomo e staccato dal Misto. Ancora più interessante la situazione a Montecitorio, dove il gruppo Sel, con 25 deputati, già esiste. Alla Camera il nuovo gruppo parlamentare è destinato a diventare ancora più consistente, grazie agli innesti di alcuni ex grillini e degli ex Pd presenti e futuri. Perché a Stefano Fassina e Monica Gregori, che hanno già lasciato il Nazareno, sono destinati ad aggiungersi Alfredo D’Attorre, Carlo Galli e almeno altri 3-4 deputati Dem. Ai quali si aggiunge naturalmente Franco Monaco, il prodiano che ormai parla apertamente di «separazione amichevole» e «scissione morbida». Insomma, anche il mondo ex prodiano guarda all’iniziativa di Vendola per costruire una casa comune della sinistra alternativa al neocentrismo di Renzi.

Varati i nuovi gruppi parlamentari, il secondo atto della costituente del nuovo partito della sinistra sarà a gennaio, quando, sulla scorta di Human Factor di Milano dello scorso anno, verrà organizzata un’altra grande manifestazione a carattere nazionale con il coinvolgimento diretto di intellettuali e classe dirigente. L’obiettivo è creare l’humus per arrivare, entro l’estate, a redigere la Carta dei valori e le modalità di partecipazione sia a livello territoriale che digitale con la nascita di comitati promotori in tutta Italia.

Il vero nodo da sciogliere resta, però a questo punto la tornata elettorale amministrativa di primavera, alla quale Sel vorrebbe presentarsi con un nuovo simbolo che rievochi quantomeno i nuovi assetti parlamentari. Vendola, parlando delle alleanze, ha definito inimmaginabile andare con Renzi a livello nazionale, ma alle comunali il dialogo col Pd può e deve restare aperto.

Per questo Pippo Civati, al momento, non fa parte del progetto o comunque i vendoliani non lo ritengono strategico. La linea politica del deutato ex Pd, infatti, è ritenuta troppo autonoma perché lo porta a immaginare di correre ovunque contro i Dem. Vendola, invece, immagina strategie variabili a seconda di programmi e candidati. A Milano il leader Sel immagina una coalizione col Pd in cintinuità con l’esperienza di Pisapia, che comunque non si ricandiderà. Stesso scenario a Cagliari. Sel andrà da sola invece a Torino - dove l’amministrazione Fassino non convince - e a Napoli, dove verrà sostenuto il sindaco uscente De Magistris. Restano da risolvere i rebus riguardanti Bologna e Roma.

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