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Aperitivi da 300 euro e cene a base di sushi

Ecco gli scontrini pagati con la carta del Comune nella relazione dei revisori dei conti del Campidoglio

Una cena di sushi a Milano da 218 euro il 1 novembre 2014, un pranzo al ristorante «Archimede» di Roma il 9 ottobre 2014, un aperitivo da 300 euro «Il Bar sotto il Mare» di Roma l’8 marzo 2015. Tutto pagato con la carta di credito in dotazione dal Campidoglio. Spese di rappresentanza vecchie e nuove che non cambiano la sostanza di quanto accaduto nelle ultime settimane nella Capitale: Ignazio Marino, il sindaco della trasparenza e dell’onestà, il «marziano» e «quasi grillino» è scivolato sulla buccia di banana degli scontrini. Rimborsi in alcuni casi giustificati, in altri su cui ancora non è stato fornito un chiarimento adeguato.

 



L’AVVERTIMENTO NEL 2013
Eppure, Marino era stato avvertito. È quanto emerge dagli allegati alla relazione dell’Oref, l’organo dei revisori dei conti del Campidoglio, di cui Il Tempo è entrato in possesso. Nel documento, arrivato su insistente richiesta del consigliere del Movimento 5 Stelle, Marcello De Vito, si cita infatti una lettera che la Ragioneria Generale ha inviato a tutti gli uffici capitolini (Gabinetto del Sindaco compreso) il 30 luglio 2013, dove si sottolinea «l’obbligo della resa del conto giudiziale alla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Lazio». Un obbligo a cui, sottolinea l’Oref, «in questo caso, con le spese sostenute con la carta di credito da parte dell’Onorevole Sindaco di Roma, sembra che tali adempimenti non siano stati messi in essere». In sintesi, una questione di trasparenza: il primo cittadino era tenuto a rendicontare, come tutti i dirigenti capitolini e quelli che hanno a disposizione beni patrimoniali del Comune, tutte le sue spese. Cosa che, nonostante l’obbligo di legge vigente, secondo l’Oref non sarebbe stata fatta. Una norma, tra l’altro recepita nel 2012 dall’amministrazione Alemanno, e più precisamente con la Delibera di Giunta 210.

 

 


PRANZI E CENE DI MARINO
Fra le fatture e gli scontrini allegati alla relazione dell’Oref si fa riferimento, oltre alle notti in hotel durante le missioni, anche a pranzi e cene piuttosto costose in diversi ristoranti. L’8 ottobre 2014, ad esempio, durante il viaggio a Bruxelles, sono stati spesi 110 euro da «Chez Oki», mentre a Parigi, fra il 24 e il 26 maggio 2014, c’è stata una cena da 304 euro (con pagamento in contanti, poi rimborsati) a base di bistecca argentina da 29 euro a testa e scampi del Mar Baltico. Sempre a Parigi, ma il 25 marzo 2015, si è svolto un ricco pranzo di carne (tartare de boeur, faux filet de fau) al prezzo di 236,40 euro. Anche su Roma sono stati contabilizzati pasti pagati con la carta di credito del Comune: numerosi pranzi e cene al ristorante Archimede, un passaggio al «Girarrosto Toscano» il 6 settembre 2013 al costo di 100 euro.

 

 


ANCHE IL CERIMONIALE SOTTO LA LENTE
Insomma, il primo cittadino dimissionario dovrà giustificare diverse spese. Ma a questo ci sta già pensando la magistratura. Intanto l’Oref nei giorni scorsi ha chiesto conto anche delle spese del cerimoniale. Il responsabile, Francesco Piazza, ieri ha prontamente provveduto a consegnare ai revisori dei conti l’estratto con le spese per la carta di credito in dotazione personale, che a differenza di quella del sindaco (che tocca i 50mila euro mensili) raggiunge un massimale di 10mila euro mensili. All’interno ci sono dettagli per l’acquisto di astucci per calici (1.566 euro), cartoncini, astucci per Lupe Capitoline, audio guide di Palazzo dei Conservatori, drappi con i colori di Roma Capitale, ecc. per un importo che supera gli 83mila euro. Tutto materiale di lavoro, che comunque doveva essere rendicontato prima.

 

 


IL M5S VUOLE VEDERCI CHIARO
La nuova documentazione fornita dall’Oref mette in allerta la componente pentastellata del Campidoglio. In particolare Marcello De Vito, autore insieme ai suoi colleghi del gruppo delle richieste di accesso agli atti, evidenzia come «alla relazione inviataci dall'Organismo di Revisione emergono ulteriori fatti gravi, che non attengono solo la mancata rendicontazione di un'altra carta di credito con massimale mensile di euro 10mila, ma anche al grave inadempimento alla richiesta inoltrata dalla Corte dei Conti sin dal 30 luglio 2013 di aggiornare l'anagrafe degli agenti contabili».

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