Addio a Pietro Ingrao

È morto a Roma Pietro Ingrao, storico dirigente del Pci, ex presidente della Camera e uno dei personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese. Lo scorso 30 marzo aveva compiuto 100 anni (era nato a Lenola, in provincia di Latina, nel 1915). Figlio di una famiglia di proprietari terrieri dell'alta borghesia locale, Pietro era il secondo di quattro figli. Dopo gli studi classici a Formia, si era trasferito con la famiglia a Roma e si era laureato sia in Giurisprudenza e che in Lettere e Filosofia. Nel 1936 aveva intensificato i contatti con altri giovani antifascisti, e, tramite questi, con l’organizzazione clandestina del PCI di cui facevano parte Lucio Lombardo Radice e sua sorella Laura, di cui Pietro si innamora e che dopo la liberazione di Roma, nel 1944, diventerà sua moglie. Nel 1942, dopo l’arresto di molti componenti del suo gruppo, Pietro era entrato in clandestinità operando tra Milano e la Calabria. Il 26 luglio 1943 aveva organizzato con Elio Vittorini, a Milano, il grande comizio di Porta Venezia. Nel contempo aveva lavorato all’edizione clandestina dell’Unità, prima a Milano e poi a Roma, dove nel 1944 era entrato nel comitato clandestino della federazione del Pci. A giugno il matrimonio con Laura da cui avrà 5 figli: Celeste (1945), Bruna (1947), Chiara (1949), Renata (1952) e Guido (1958). Nel 1947 viene nominato direttore dell’Unità, incarico che ricoprirà fino al 1956, e nel 1948 entra nel comitato centrale del Pci e viene eletto deputato per la prima volta. Per lui dieci legislature consecutive, fino a quando, nel 1992, chiederà di non essere ricandidato. Da esponente della segreteria del Pci vive drammaticamente la repressione della rivolta ungherese del 1956 (si schiera comunque a fianco dell'Urss, ma anni dopo si pentì pubblicamente) e nel 1966 durante l’XI Congresso del Pci rivendicò il "diritto al dissenso" diventando il punto di riferimento per l’ala sinistra del partito e di tutti coloro che volevano rompere con lo stalinismo.  Nel 1968 Ingrao venne eletto presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati iniziando una "carriera" istituzionale che lo porterà, nel 1976, ad essere eletto presidente della Camera dei Deputati. Nel 1989, Ingrao si oppose alla svolta di Achille Occhetto che trasformò il Pci in Pds, ma evitò scissioni e nel 1991 aderì al Pds, come leader dell’area dei Comunisti Democratici. Abbandonò il partito nel ’93, aderendo poi a Rifondazione comunista, cui è rimasto iscritto fino al 2008.      Il commento di Renzi Tra i primi a commentare la morte di Ingrao il premier Renzi che si trova a New York per l'Assemblea generale dell'Onu: "Con Pietro Ingrao scompare uno dei protagonisti della storia della sinistra italiana. A tutti noi mancherà la sua passione, la sua sobrietà il suo sguardo, la sua inquietudine che ne hanno fatto uno dei testimoni più scomodi e lucidi del Novecento, della sinistra, del nostro Paese".     Il messaggio di Marino Dagli Stati Uniti arriva anche il messaggio di cordoglio del sindaco Ignazio Marino: "È con grandissimo dolore che apprendo della morte di Pietro Ingrao, uno dei padri della nostra Repubblica. Un uomo che ha dedicato la sua vita alle istituzioni democratiche, con grande attenzione alla libertà e ai diritti delle persone. Pietro Ingrao ha attraversato il secolo scorso da protagonista, scrivendo pagine importanti della storia del nostro Paese. Come sindaco di Roma voglio dunque esprimere il cordoglio della città e la vicinanza alla sua famiglia".