Aracri: «Così ricostruiamo il centrodestra»
Francesco Aracri, Senatore di Forza Italia, ha due osservatori privilegiati che costituiscono la sua personale cartina di tornasole sulla situazione politica e non del paese: l'Aula di Palazzo Madama e il «marciapiede», battuto, per usare una sua espressione, in anni di militanza a contatto con la gente. Due osservatori che tra loro sono poco connessi nonostante il Parlamento debba, almeno sulla carta, tradurre in provvedimenti le esigenze della collettività. Secondo Aracri, invece i cittadini sono distanti come non mai dal Palazzo e magari è anche per questo che in tv il martedì preferiscono vedere l'ennesima replica del film Rambo, invece che seguire talk show in cui trionfano proclami o posizioni autoreferenziali. Per tentare di ripristinare una certa sintonia tra i due mondi e per iniziare un percorso costituente delle varie anime del centrodestra, il parlamentare azzurro ha organizzato oggi un convegno all'Hotel Quirinale, promosso insieme alle associazioni: Imago, il Leone, Impegno civile e Insieme per l'Italia. Una platea di 400-500 persone, per lo più espressione della società romana e delle professioni. Saranno presenti, tra gli altri, sindacalisti, medici, avvocati e ragionieri. Sul palco, a rispondere alle domande del Direttore Gian Marco Chiocci, ci saranno Maurizio Gasparri, Matteo Salvini, Andrea Ronchi e Raffaele Fitto, oltre naturalmente ad Aracri stesso, che si pone l'obiettivo di far ripartire il dialogo nella rissosissima diaspora del suo schieramento: «Nel centrodestra, piaccia o meno, un'epoca è finita e vanno quindi scoperti i modi e le forme per ricostruire. Secondo me la cosa più opportuna è quindi mettersi intorno a un tavolo per cercare punti di contatto ed evitare le polemiche. Abbiamo voluto mettere in piedi una serata aperta a tutti e non la solita manifestazione dove ognuno invita solo i suoi e non ne esce nulla». Mancheranno tuttavia rappresentanti del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, nei confronti dei quali, secondo gli organizzatori, pesano le divisioni sulla futura direzione da prendere. «Riguardo Ncd il problema è che hanno una posizione ancora ambigua, fanno parte di Renzi gli fanno da stampella e Renzi li tratta pure malissimo. Alcuni di loro, vedi il ministro Lorenzin sono passati armi e bagagli con il Pd e ad oggi li considero renziani, le porte per loro sono aperte anche perché con alcuni di loro ci sono stima e amicizia personali. Però si decidano, facciano gesti concreti, perché ho difficoltà ad immaginare un centrodestra con molti di loro». Se la Legge elettorale verrà modificata con il «Listone» sarà ancora più necessario amalgamare al meglio una coalizione su valori e progetti condivisi, valori che spesso divergono tra gli esponenti dello stesso partito che non mancano di beccarsi in tv o sui social network, aumentando il disorientamento degli elettori. La discussione verterà, inevitabilmente, anche sulla Capitale, nonostante, ad oggi, non sia all'orizzonte un voto che, tuttavia, la precarietà di Marino non ha mai consentito di escludere del tutto. Alfio Marchini, «benedetto» in tempi non sospetti da molti azzurri e da Silvio Berlusconi in persona, non scalda la base secondo Aracri: «Roma vive gli stessi problemi che ci sono ovunque, Roma è una sorta di ring dove il Pd si gioca le partite, Marino è commissariato, anche qui bisogna tirare idee programmi classe dirigente e candidati. Per ora Marchini sembra più una candidatura calata dall'alto, non ci sono stati incontri tra lui e il territorio, se mira ad avere un profilo civico dovrebbe parlare con tutti».