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«Chi tocca i soldi di An finisce in Procura»

Gasparri e Matteoli contro l’escamotage dell’associazione "piglia tutto": «Così facendo si rischia di violare la legge sul finanziamento ai partiti»

Il ritorno in pista di Alleanza Nazionale, con risorse e sedi della Fondazione An? Una «forzatura» che verrebbe stoppata da un ricorso immediato all’autorità giudiziaria.

Si riscalda il clima a destra in vista dell’assemblea del 3 e 4 ottobre del sodalizio culturale che custodisce i beni della Fiamma. La proposta della «mozione dei quarantenni» e dell’area che si riconosce in «Prima l’Italia», movimento vicino a Gianni Alemanno, per lo scongelamento del patrimonio di An (ora nella Fondazione) registra la decisa opposizione di Altero Matteoli, Maurizio Gasparri e Marco Martinelli, esponenti postmissini ora in Forza Italia. Il ritorno alla politica diretta della Fondazione An - seppur mediato dal sostegno ad una associazione per l’unità della destra - per i tre berlusconiani, incarnerebbe «un vulnus clamoroso», contrario «ai principi fondamentali che regolano la vita delle fondazioni e quella dei partiti politici». L’appoggio della Fondazione di via della Scrofa ad una associazione politica per Maurizio Gasparri avrebbe evidenti «profili di illegittimità». Da qui la decisione di firmare una nota che rappresenta la posizione di tanti iscritti all’ente che auspicano un impegno esclusivamente culturale, a tutela della memoria storico-politica del Msi e di Alleanza Nazionale.

Per Matteoli, Gasparri e Martinelli, infatti, lo iato nascerebbe dal non tenere in considerazione che «la vita delle fondazioni è sottoposta al controllo costante del Ministero dell’Interno e quindi dell’Esecutivo», mentre il partito politico, per sua natura, «è intrinsecamente libero di incidere sulla politica nazionale e quindi di contrastare la politica dei governi che, ove mai si verificasse l’ipotesi prospettata dal suo giornale, potrebbe dar vita ad un contesto nel quale è agevole cogliere clamorosi profili di illegittimità». Particolarmente scivolosa è considerata anche l’eventualità che la Fondazione possa finanziare un sodalizio costituente per un partito unitario di destra. «Qualora si procedesse alla costituzione di una nuova associazione e ci fosse la destinazione ad essa di dotazioni finanziarie - spiegano ancora i tre esponenti posticini - si potrebbe ravvisare la violazione dell’articolo 10, c. 8 del D.L. 149/2013 (limite al finanziamento dei partiti da parte di persone giuridiche) e sarebbe inevitabile ipotizzare l’illecita distrazione di risorse dal patrimonio della Fondazione». Da qui la richiesta di rispettare «le ragioni inequivocabilmente deliberate dall’ultimo Congresso di Alleanza Nazionale», salvo - in caso contrario - ricorrere «alle autorità competenti».

Nell'area delle destre, si registra anche il dissenso del movimento Riva Destra, contrario ad ogni tentativo di ritornare al passato aennino. Fabio Sabbatani Schiuma, tra i primi fondatori dei circoli di An ai tempi del superamento del Msi e del congresso di Fiuggi, ora vicino a Matteo Salvini, ha contestato il percorso proposto dalla «mozione dei quarantenni» perché considera anacronistico avere «nostalgia di un partito che non celebrava congressi, dove regnava il pensiero unico del suo leader». Da qui la proposta di ripartire dai territori e dalle prossime elezioni amministrative: «C’è bisogno di un progetto credibile a destra, di nuova classe dirigente», ha concluso il leader di Riva Destra indicando in Galeazzo Bignami, candidato a sindaco di Bologna, nel consigliere regionale laziale Fabrizio Santori e nel sindaco di Ascoli Guido Castelli, i modelli vincenti per ridare entusiasmo al popolo sparpagliato della destra italiana.

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