Pure il principe di Biancaneve è diventato gay

Si sono presi pure il principe azzurro che si fa corteggiare dalle principesse Biancaneve e Cenerentola per poi unirsi a un uomo. La campagna italiana per riconoscersi diversi più che sia possibile corre contromano da nord a sud e pullula di progetti come la favola rivisitata in un centro estivo per bambini. E s'insinua, strisciante, nella scuola italiana sostenendo di voler parlar d'amore mentre i nostri figli non sanno se un pezzo di tetto gli cadrà in testa o quanti supplenti conosceranno in un anno. Questa storia comincia con le direttive dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che, nel 2010, pubblica gli standard per l'educazione sessuale in Europa. Boom. Una roba che a calarla nella nostra realtà didattica sa di manifesto extraterrestre. Perché esplicita, come farebbe un medico, che cosa accade ai bambini e alle bambine da quando nascono a quando incontrano la propria identità. La lezione dell'Oms, diffusa in Italia nel 2013, apre le danze a chi s'è scatenato a diffondere gender come virus. Con una fretta inusuale l'Italia recepisce il manifesto dell'Oms stabilendo, grazie all’Unar, «che occorre una strategia nazionale per il contrasto alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere entro il 2015». Ma che cos'è l'Unar? È l'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione di discriminazioni fondate sulla razza e sull'origine etnica, istituito nel 2003 alla presidenza del consiglio dei ministri. Lo stesso che ha censurato Giorgia Meloni (stupendo persino il mite presidente della Repubblica) quando ha espresso le sue preoccupazioni sulle conseguenze dell'immigrazione incontrollata sui diritti dei cittadini italiani. Il campo di gioco Unar si è esteso all'identità di genere includendo consultazioni con le associazioni di gay, lesbiche e transgender raccolte sotto la sigla Lgbt. In una lunga interrogazione alla presidenza del consiglio dei ministri i senatori Giovanardi, Malan, Gasparri e Formigoni ricordano che la traslazione dalle razze all'identità di genere «non è passata attraverso nessuna norma istitutiva e che il manifesto dell'Unar è stato redatto in collaborazione esclusiva con le 29 sigle che raggruppano e rappresentano soltanto omosessuali». Fra le associazioni consultate i senatori ricordano che c'è anche il circolo intitolato all'omosessuale Mario Mieli del quale chiedono l’esclusione in virtù dei suoi scritti e dei suoi pensieri tipo: «Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro... Fra le esperienze redentive Mieli, suicida a trent’anni, include pedofilia, necrofilia e coprofagia». Roba forte, al punto che il Senato stesso ha censurato gran parte delle citazioni contenute nell’interrogazione pubblicata il 5 agosto a cui Palazzo Chigi non ha ancora risposto. Quel che invece è accaduto è che l'Unar diffonde "Educare alla diversità a scuola", opuscoli destinati a primaria e secondaria contenenti pesanti giudizi sui cattolici e sul Papa. Il richiamo al direttore Marco De Giorgi, ai tempi del governo Letta, non ha fermato l'onda e in Italia s'è scatenata la giostra. In Friuli Venezia Giulia è stato distribuito a un questionario per vedere se i professori ce l'avevano con gli omosessuali (pensi che i gay siano disgustosi?) A Roma, nella quinta ginnasio del liceo classico Giulio Cesare entra a piè pari il libro di Melania Mazzucco «Sei come sei» con al centro del dibattito il dettaglio di rapporti orali tra ragazzi. Sempre a Roma duecento insegnanti di asili nido si prendono la briga (e di certo il gusto) di progettare La scuola fa la differenza per promuovere la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali. A Treviso i ragazzini di terza media si devono sorbire «Le migliori cose del mondo» di Lais Bodansky su un padre scopertosi omosessuale con tanto di scene masturbatorie. A Venezia, in dieci asili nido e in 36 materne, arriva la favola gay Tango ambientata nello zoo di New York interpretata da tre pinguini manco a dire tutti maschi. E per non farsi mancare nulla una scuola materna comunale di Roma ha chiesto l’abolizione della festa della mamma.E di quella del papà.