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"Entro il 2019 taglio 50 miliardi di tasse"

Renzi promette ancora: "Faremo calare debito e pressione fiscale Nel 2017 imposta sul profitto al 24%, un punto sotto la Spagna"

Giù le tasse, giù il debito pubblico e avanti velocemente sulle riforme. Matteo Renzi snocciola dati, date e promesse intervenendo alla conferenza degli ambasciatori alla Farnesina. Con una «previsione» finale: tra dieci anni non sarò più in politica ma mi metterò a fare altro.

Ora però il «pallino» di Renzi è dare corpo all’annuncio che ha fatto di togliere l’anno prossimo l’imposta sulla prima casa. Un bluff secondo i partiti dell’opposizione, l’ennesimo giocato dal premier, una mossa disperata per rimediare al calo di consensi che sta assottigliando giorno dopo giorno il suo bottino elettorale. Per questo il segretario del Pd ieri si è lanciato in una serie di previsioni e promesse economiche che dovrebbero in pochi anni ridare fiato all’Italia e portarla fuori dal tunnel della crisi. «Nel 2017 ci proponiamo di portare la tassazione sul profitto al 24% – annuncia agli ambasciatori che lo ascoltano – L'obiettivo è di arrivare un punto sotto la Spagna. Oggi il combinato Ires-Irap porta l'imposta sul profitto più o meno al 31,4% in Italia, la Germania è al 30%, la Francia è più o meno là, la Spagna è al 25%». Poi arrivano i numeri della ripresa del nostro Paese: «Nel corso del quinquennio 2014-2019 l'Italia otterrà un risparmio nella pressione fiscale di circa 50 miliardi di euro. E questo perché vogliamo dimostrare che l'Italia non è più il Paese delle tasse». Già ma come arrivare a far quadrare i conti pubblici senza sforare i vincoli imposti da Bruxelles? «L'operazione fisco – ha spiegato ancora Renzi – si fa facendo crollare o meglio calare la curva del debito». «Con le riforme economiche – ha aggiunto – l'Italia si è rimessa in moto e continuerà a farlo».

Non è mancata però una frecciata alla Ue sul tema dell’austerità imposta da Bruxelles: «L'Europa sia diversa da quella costruita in questi anni, ha politiche economiche sbagliate, noi stiamo rispettando tutti i vincoli, stiamo facendo un lavoro straordinario, ma questo non significa che quel modello lì va bene. Una politica di sola austerità non può salvare il continente». «Nel giro di una generazione l'Europa è cambiata radicalmente – ha rincarato – Ma l'Europa di oggi sembra attaccata alle norme di bilancio ed aver smarrito l'ideale». Insomma un altro attacco frontale ai «burocrati» della Ue che si allarga anche al problema e alle polemiche sull’accoglienza dei migranti: «Noi possiamo fare a meno dell'Europa per gestire l'emergenza immigrati. È l'Europa che non può fare a meno dell'Italia. Se non si rendono conto di questo, significa che i leader hanno smarrito l'idea stessa d'Europa».

Chiusi i capitoli fisco e Ue Renzi si è lanciato ad elogiare il lavoro fatto dal suo governo per le riforme. Mantenendosi però prudente sui tempi di approvazione del disegno di legge costituzionale che prevede anche la ridefinizione dei compiti del Senato. «Entro il 15 ottobre la riforma costituzionale sarà approvata a palazzo Madama, vediamo se sarà definitiva o ci sarà bisogno di una nuova lettura alla Camera. A giugno o ottobre 2016 ci sarà il referendum confermativo, che sarà un elemento chiave del dibattito politico».

Infine la promessa sul suo futuro, che assomiglia tanto a quella lanciata da Walter Veltroni quando da sindaco di Roma annunciò che alla fine del mandato sarebbe andato in Africa. Previsione ovviamente non rispettata. Renzi, almeno, si è tenuto più sul vago: «Dovremmo cominciare a considerare i politici dei civil servant che prima o poi se ne vanno, non subitissimo... Ma io tra dieci anni farò altro».

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