Addio a Gustavo Selva, la «Radio Belva» che faceva infuriare il Pci

Scompare con Gustavo Selva, spentosi all’età di 88 anni nella sua casa di Terni, un altro dei giornalisti prestati alla politica. Con una particolarità non sempre comune ad altri che hanno fatto questa doppia esperienza: Selva è stato non solo un bravo giornalista, ma anche un attento e scrupoloso politico, parlamentare europeo nella Dc dal 1979 al 1984, dal 1994 deputato di Forza Italia e poi della Casa delle Libertà, senatore di Alleanza Nazionale fino al 2008, quando si dimette in seguito al cosiddetto scandalo dell’ambulanza. Per partecipare in tempo a una trasmissione televisiva, Selva accusa un improvviso attacco cardiaco, ma dirotta l’ambulanza giunta in suo soccorso verso gli studi de La7 piuttosto che in un ospedale. Una volta giunto alla destinazione desiderata, si sente subito meglio e confessa in diretta tv che ha usato l’espediente del malore per dribblare i blocchi stradali istituiti a Roma per la visita del presidente Bush. Un neo nella lunga vita parlamentare di questo autentico combattente della destra politica italiana. Presidente di numerose commissioni parlamentari, fu fra i più attivi nel sostenere la riforma della Costituzione per dare al Paese un nuovo dinamismo e allinearlo a quelli più avanzati d’Europa. Suo un emendamento-proposta per affidare al presidente della Repubblica, eletto con suffragio universale, anche la presidenza del consiglio dei ministri. In pratica, un antesignano del presidenzialismo. Brillante polemista, non esitò a classificare Pertini affetto da forte schizofrenia e a denunciare il viscerale antiberlusconismo di Scalfaro, da presidente regista del «ribaltone» che portò alla caduta del primo governo del Cavaliere, trionfatore nelle elezioni del 1994. Ma Selva va ricordato soprattutto come giornalista, in particolare come il direttore battagliero e irriducibile di quella che i comunisti e la sinistra tutta denominarono «Radio Belva», il Gr2 della Rai che dal 1975 al 1981 Gustavo guidò con piglio e decisione, mettendo a nudo le contraddizioni di un Pci cronicamente oscillante fra la rivoluzione da compiere e la vocazione governativa da realizzare. Fu Ricciardetto, come sull’Unità si firmava Augusto Guerriero, caustico corsivista, a parafrasare il cognome Selva in Belva, dando una notorietà imprevista agli editoriali che in prima persona egli pronunciava alla radio. Il Gr2 delle 7.30 diventò un appuntamento imperdibile per chi seguisse la politica e le vicende politiche. Attacchi brevi, ma taglienti e incisivi quelli di Selva, frutto di una lunga esperienza giornalistica iniziata come cronista, poi inviato speciale del quotidiano bolognese «L'avvenire d’Italia», quindi a Roma come giornalista parlamentare per i sette quotidiani cattolici allora pubblicati in Italia, contemporaneamente collaboratore dell’Agi. Entrato alla Rai nel 1960, è corrispondente da Bruxelles, Vienna e Bonn, quindi direttore del Gr2, come ricordato. Dal 1981 presidente della «RAI Corporation» a New York e infine, dal 1983 al 1984, direttore del quotidiano veneziano «Il Gazzettino». Nel 1981 il suo nome comparve nelle liste della P2 di Licio Gelli, ma Selva gridò strenuamente di non avervi mai aderito. La magistratura gli diede ragione e Dario Fo, che per l’occasione aveva pesantemente attaccato il direttore-Belva, fu condannato a versargli 20 milioni di lire di risarcimento. «Se avessi saputo che nella P2 c’erano tanti galantuomini, prefetti, questori, militari - dichiarò Selva in un'intervista - mi sarei iscritto anch'io».